
Credit: Confcommercio
Inizia aprile e sarebbe bello che fosse un pesce d’aprile che le bollette degli Italiani fossero così elevate. Il settimanale “L’Espresso” in un suo articolo nel gennaio 2024 titolava “IL “CAPOLAVORO” ITALIANO DELLA LIBERALIZZAZIONE DI LUCE E GAS: SIAMO L’UNICO CASO IN CUI LE BOLLETTE COSTERANNO DI PIÙ”. Chi vive in Sardegna al contempo, come abitante di un file in una cartella più ampia, grida: “Qui le bollette sono più care però!” Nel mezzo di questo caos, il governo rimbalza tra le onde di quello che per loro è il mare dove navigano meglio, ovvero il consenso che negli anni sono riusciti a costruirsi a colpi di populismo. Ma nel mare ci sono anche le infrastrutture che suppliscono alle nostre necessità energetiche.
I nostri mari, infatti, sono popolati da diverse infrastrutture energetiche, come i cavi sottomarini che trasportano energia verso e da altre regioni. La Sardegna, ad esempio, esporta energia elettrica, ma questo non si traduce in costi più bassi per i consumatori locali. Anzi, la regione continua a registrare bollette tra le più alte del paese.
In questo scenario, il governo dovrebbe concentrarsi su politiche che riducano i costi, migliorino l’efficienza energetica e promuovano le fonti rinnovabili. Solo così potremo sperare che un giorno le bollette non siano più un peso insostenibile per le famiglie italiane, specialmente per quelle che vivono in regioni come la Sardegna.
“La Sardegna si conferma come una delle regioni italiane con i costi energetici più elevati, nonostante sia un’esportatrice netta di energia elettrica. Nel 2025, le bollette per le famiglie sarde sono previste in aumento, con un incremento stimato del 30% per chi ha contratti a prezzo indicizzato, portando la spesa annuale a circa 2.841 euro (+11% rispetto al 2024). Le imprese sarde, invece, potrebbero vedere un aumento del 17,6% nella bolletta energetica, con un costo aggiuntivo di 233 milioni di euro.”
Attraverso diversi articoli nella rubrica “Un caffè in piattaforma” sul giornale “Il Riformista” avevo provato a spiegare come il settore energetico abbia diverse variabili di cui tener conto: gli aspetti geopolitici, le emissioni, gli errori comunicativi che poi portano a esiti negativi sui referendum importanti per il Paese.
L’aumento delle bollette non è solo il risultato di una dinamica di mercato, ma il sintomo di un sistema energetico che da anni soffre di scelte miopi e contraddittorie. La Sardegna, che dovrebbe essere un laboratorio di innovazione e indipendenza energetica, si ritrova invece schiacciata dai costi più alti.
Questo non è solo un problema economico, ma politico e sociale. Se continuiamo a trattare l’energia come un tema da talk show, anziché che come una questione strategica per il Paese, il risultato sarà sempre lo stesso: bollette alte, imprese in difficoltà e famiglie che pagano il prezzo delle scelte sbagliate. È tempo di affrontare il problema con serietà, guardando oltre il consenso immediato e mettendo in campo politiche energetiche sostenibili, efficienti e, soprattutto, giuste.
Come scrive Matteo Renzi nel suo ultimo libro “L’influencer”: “La causa dell’esplosione dei prezzi non può essere addebitata all’esecutivo Meloni. Ma il fatto che negli ultimi dieci anni i Fratelli d’Italia siano stati contro di noi sulle trivelle, contro di noi sul Tap, contro di noi su rigassificatori, contro di noi sul petrolio lucano, contro di noi sui termovalorizzatori, è un dato di fatto. Se dici di no a tutto, poi, alla fine, batti i denti. Batti i denti per il freddo, se non accendi il riscaldamento. Batti i denti per la paura se non cambi direzione di marcia. La Meloni che va al governo cambia idea su tutto, dalle trivelle al nucleare.”
Matteo COCCO
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