alle origini della diffidenza verso
le banche

Wikimedia commons: Quentin Metsys – Le Prêteur et sa femme 1514

Le banche diventano periodicamente il capro espiatorio e il bersaglio della politica populista. Alle radici di questo atteggiamento vi sono una serie di fatti storici. Ai cristiani era proibito prestare denaro con un tasso di interesse, cioè a usura.
Questa proibizione, sancita dalle Scritture e ribadita con forza dai Padri della Chiesa, considerava il prestito a interesse una forma di guadagno immorale, poiché faceva “fruttare il tempo”, che appartiene solo a Dio.

Chi prestava denaro a interesse veniva dunque visto come un peccatore, un profittatore che violava il precetto cristiano della carità. Pertanto, in questo vuoto economico e morale, agli ebrei — che non erano soggetti alla legge canonica cristiana — fu concesso di esercitare tale attività. Sin dall’inizio della diaspora, e ancor più nei secoli successivi, quando furono confinati nei ghetti, gli ebrei poterono dedicarsi quasi esclusivamente a due mestieri: la compravendita di oggetti e vestiti usati e il prestito di denaro.

Non si trattava di una scelta libera o dettata da vocazione,  ma di una necessità imposta. Tutti gli altri mestieri, soprattutto quelli legati alla proprietà della terra, all’artigianato o alle corporazioni, erano loro preclusi. Ma c’era anche un’altra ragione, più sottile e meno confessata: i “gentili”, cioè i cristiani, avevano interesse a che gli ebrei svolgessero queste attività.
Molti aristocratici, prelati o mercanti preferivano che fossero gli ebrei a gestire i prestiti e i pegni, poiché da tali operazioni ricavavano percentuali, tangenti o vantaggi economici indiretti.
In pratica, gli ebrei agivano spesso come intermediari o prestanome di ricchi cristiani, i quali, pur non potendo legalmente prestare a interesse, partecipavano agli utili di queste transazioni

Era un sistema ipocrita ma efficace: la Chiesa condannava pubblicamente l’usura, ma l’economia cristiana continuava a beneficiarne nell’ombra, attraverso chi, non essendo soggetto alla legge canonica, poteva farlo senza scomunica. In una società rigidamente chiusa e cristiana, il denaro rimaneva dunque l’unico strumento di scambio e sopravvivenza accessibile agli ebrei. Essi divennero i depositari di un’attività tanto utile quanto odiata: fornire credito, liquidità e possibilità di investimento a chi ne aveva bisogno, siano essi mercanti, artigiani o sovrani.

Molti dei prestiti più consistenti erano infatti destinati a principi e regnanti, che ricorrevano al denaro ebraico per finanziare guerre, spedizioni o il lusso delle proprie corti. Ma proprio questa funzione, indispensabile e insieme malvista, fece di loro un facile bersaglio. Quando i debiti diventavano insostenibili, o si avvicinava la scadenza delle restituzioni, bastava fomentare l’odio religioso o politico per risolvere il problema: gli ebrei venivano banditi, i loro beni confiscati, e il debito cancellato.
Un meccanismo tanto cinico quanto ripetuto nella storia europea.

Così, gli stessi regni che si erano arricchiti grazie ai prestiti  ebraici si liberarono dei propri creditori accusandoli di avidità, tradimento o empietà. Le persecuzioni e le espulsioni periodiche — dall’Inghilterra nel 1290, dalla Francia nel 1306 e nel 1394, dalla Spagna nel 1492, e da innumerevoli città italiane e tedesche — scandirono la diaspora di intere comunità.
Ogni volta gli ebrei portavano con sé solo ciò che potevano trasportare: conoscenze, reti commerciali, contatti finanziari.
E ogni volta ricominciavano altrove, ricostruendo pazientemente quella fragile economia del prestito che permetteva loro di vivere, ma che agli occhi dei cristiani continuava a rappresentare il peccato dell’usura.

Da qui nacque un paradosso che dura nei secoli: gli ebrei furono accusati di avidità e potere finanziario, ma proprio perché erano stati confinati in quell’unico ambito lavorativo che i cristiani rifiutavano, e dal quale però continuavano a trarre vantaggio economico. La stessa società che li emarginava li rese indispensabili, e insieme li condannò moralmente per la funzione economica che essa stessa aveva imposto loro — e da cui traeva profitto.

Col passare del tempo, la necessità di finanziare le grandi opere pubbliche, i commerci e i pellegrinaggi spinse anche il mondo cristiano a trovare forme lecite di credito. Fu così che nacque la banca di prestito moderna e cristiana, inizialmente mascherata sotto forme caritatevoli e religiose
Già nel tardo Medioevo, in Italia e nel sud della Francia, apparvero i primi Monti di Pietà, istituzioni create da frati francescani con l’obiettivo di concedere piccoli prestiti ai poveri in cambio di pegni materiali, ma con interessi minimi o simbolici. Questi monti, che prendevano il nome dalla “pietas”, cioè la misericordia cristiana, rappresentarono il primo tentativo di conciliare il bisogno di credito con la dottrina morale della Chiesa.

La Chiesa cattolica, inizialmente diffidente, finì per appoggiarli, poiché li considerava un mezzo per contrastare l’usura privata, in particolare quella praticata dagli ebrei, ma anche per incanalare il denaro cristiano in circuiti più controllabili e moralmente accettabili. Col tempo, i Monti di Pietà si evolsero in istituzioni finanziarie stabili, dotate di bilanci, statuti e personale, e furono sostenuti da ricchi benefattori e confraternite religiose. Da questi embrioni nacquero, nei secoli successivi, i banchi pubblici, le banche dei mercanti e infine le banche di credito vere e proprie, come il Banco di San Giorgio a Genova o il Monte dei Paschi di Siena, tuttora esistente.

La nascita del credito cristiano segnò un passaggio epocale: ciò che per secoli era stato condannato come peccato divenne, con nuove forme e giustificazioni teologiche, uno strumento legittimo di crescita economica. 

L’Europa cristiana, che per secoli aveva guardato con sospetto all’interesse e al guadagno sul denaro, imparò a farne un pilastro della propria economia, pur continuando, di tanto in tanto, a ricordare con ipocrisia le vecchie condanne morali.

Giorgio Denicolai

Iscrizione Newsletter

Iscriviti subito alla nostra Newsletter per rimanere sempre informato!


Leave a Reply