ELEZIONI REGIONALI 2025

PROVE TECNICHE PER NUOVE E VECCHIE ALLEANZE?

Il prossimo autunno oltre 17 milioni di italiani saranno chiamati alle urne per eleggere i Presidenti e i Consiglieri di sei regioni.  Con molta probabilità sarà un banco di prova per misurare il gradimento del governo ed una valutazione di nuove e vecchie alleanze. Le opposizioni, dopo aver strappato Umbria e Sardegna alle ultime consultazioni, proveranno ad erodere ulteriore terreno al centrodestra. Le regioni che apriranno i seggi sono Campania, Marche, Puglia, Veneto e Valle d’Aosta, senza dimenticare la Sardegna che, ove fosse confermata la decadenza dell’attuale presidente, sarebbe costretta a tornare alle urne.  

Inizialmente si pensava ad un unico “election day” autunnale, ma i fatti vedono chiamare alle urne i cittadini in ordine sparso. 

Le Marche saranno le prime: 28 e 29 settembre. Per anni vero e proprio “fortino” rosso, dal 2020 sono governate dal presidente di FdI Francesco Acquaroli, che ha lanciato il guanto di sfida al candidato di centrosinistra Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro e dal 2024 eurodeputato. Come già riportato dall’ANSA, Ricci ha lavorato per il cosiddetto campo largo, convinto che “senza alleanza non si vince” ed è proprio di ieri il “serrare le file” che il presidente Conte ha lanciato ai propri iscritti proprio per fare fronte comune nel campo largo al centrodestra.

La Valle d’Aosta andrà al voto il 28 e 29 settembre. La situazione politica valdostana è molto diversa da quella delle altre regioni. Intanto il Presidente non viene eletto dai cittadini ma dal Consiglio Regionale, la qual cosa spinge i rappresentanti degli elettori a siglare accordi più post che pre-elettorali. Aggiungiamo inoltre che il suo sistema partitico vede forze politiche fortemente locali con piccole rappresentanze dei partiti centrali. Attualmente il partito che sta governando la Val d’Aosta è l’Union Valdôtaine in collaborazione con altri movimenti autonomisti e al PD, nella persona di Renzo Testolin. In occasione di questa tornata elettorale si sta assistendo all’apertura di un “tavolo di coalizione” volto a formare un polo di centro autonomista e moderato, onde poter offrire un’alternativa a UV e distinguersi dai poli più estremi.

La Toscana ha fissato la chiamata alle urne per il 12 e 13 ottobre. Sempre stata a conduzione centrosinistra, l’attuale Presidente Giani avrebbe tutte le carte in regola per svolgere il secondo mandato, soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi che danno per consolidato sul suo nome il famoso campo largo. Altro discorso per il centrodestra, che non sembra particolarmente compatto.  Al candidato di FdI Alessandro Tomasi, attuale sindaco di Pistoia, sembra contrapporsi il candidato di FI Marco Stella, già vicepresidente del Consiglio Regionale, ragione per la quale Forza Italia sta spingendo per una selezione attraverso le primarie.

Per quanto riguarda il Veneto, la Puglia e la Campania non ci sono ancora date ufficiali di votazione che dovrebbero comunque essere indette non oltre il 23 novembre come fissato dal Consiglio di Stato. 

Ma come si muovono intanto gli schieramenti?

Campania. Dopo una lunga battaglia dell’attuale Presidente De Luca e dopo che la Corte Costituzionale ha annullato la legge campana sul terzo mandato, il centrosinistra sembra aver trovato il candidato unitario nell’ex Presidente della Camera Roberto Fico con il beneplacito di tutto il campo largo. Altro discorso per il centrodestra, che sta valutando la candidatura di diversi personaggi di spicco come Edmondo Cirielli in quota FdI, Giosy Romano FI, senza escludere la candidatura di Matteo Piantedosi, sebbene l’attuale ministro dell’ interno non abbia manifestato grande interesse…..

Veneto. Qui la battaglia è tutta nel centrodestra. Zaia non può ricandidarsi per la quarta volta (formalmente la terza). Tuttavia Salvini rivendica la candidatura per un esponente della Lega vantando, non a torto, un fortissimo radicamento nel territorio e l’ottima amministrazione Zaia. Fratelli d’ Italia, tuttavia, vorrebbe far valere le proprie ambizioni, forte dei risultati nazionali. Ecco quindi che in FdI si valutano i nomi di Luca De Carlo e Elena Donazzon; da parte di FI Flavio Tosi e da parte della Lega si cerca un candidato civico legato alla popolare lista Zaia.

E il centrosinistra? Dopo aver ventilato la candidatura del microbiologo e senatore Crisanti la convergenza di tutte le forze del campo largo si è spostata su Giovanni Manildo, ex sindaco PD di Treviso.

Puglia. Al governo della regione dal 2005 (2 mandati di Vendola e 2 mandati di Emiliano), il centrosinistra deve individuare un nuovo candidato. Tutti gli indizi indicherebbero l’ex sindaco di Bari ed ora europarlamentare Antonio Decaro, il candidato ideale per il campo largo. Rimane un nodo da sciogliere circa la posizione di Emiliano che, forte del seguito ancora ampio,  vorrebbe avere un ruolo nell’assemblea consigliare, cosa non particolarmente gradita al nuovo candidato. Nel centrodestra invece sembra che la situazione sia in fase di definizione. Dopo la vittoria di Raffaele Fitto nel 2000, non hanno toccato palla per vent’anni e stanno quindi cercando di recuperare vagliando la figura migliore. Sarebbe emerso il nome di Francesco Paolo Sisto, attuale viceministro della giustizia e storico esponente forzista barese. Lega e FdI non hanno ancora scoperto le carte sebbene da parte di FdI si sia parlato della moglie di Fitto, Isabella Rauti ……

Come si può notare, sembra che a questa tornata elettorale sia il centrodestra ad incontrare difficoltà d’intesa nella coalizione. Il centrosinistra invece sembra aver fatto tesoro dei risultati ottenuti in Umbria, Sardegna e Genova, mettendo in campo tutte le energie delle forze di sinistra, centrosinistra e riformiste a sostegno di un unico obiettivo: riconquistare la fiducia dell’elettorato, magari erodendo anche il terreno dei non votanti. Inutile dire che potrebbe essere uno sforzo non fine a se stesso ma propedeutico e preparatorio per quella che sarà la grande sfida nel 2027…. wait and see….

Laura Francesconi

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