Il 15 marzo, in una chat di gruppo su Signal, il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance, il segretario di Stato alla Difesa Pete Hegseth, il responsabile della sicurezza di Stato Michael Waltz, condividono con il giornalista Jeffrey Goldberg, di “The Atlantic”, il piano per bombardare in Yemen le postazioni degli Houthi, gruppo militare islamico che dal 2023 attacca le navi in transito nel Mar Rosso. Goldberg racconta: “In realtà io seppi del piano di attacco con due ore di anticipo, con tanto di dettagli strategici sul tipo di armi da usare, il timing e i luoghi esatti. Questo perché un paio di giorni prima, avevo ricevuto sul mio telefono, una richiesta per entrare a far parte di quella chat operativa da parte di Michael Waltz, invito che io ho accettato credendo che volesse concedermi una intervista per parlare di Ucraina o Iran. Invece mi accorsi che il messaggio continuava dicendo che stava radunando nella chat, un gruppo ristretto di esperti per un’azione in Yemen. Mi sono consultato con i miei colleghi ed eravamo tutti convinti che fosse un fake per divulgare informazioni deviate, anche perché nessuno credeva fosse possibile, che i responsabili della sicurezza degli Stati Uniti discutessero di un attacco militare in una chat. Qualche ora dopo l’account con il nome J.D.Vance scrive in chat che secondo lui questa azione militare è un errore perché favorisce maggiormente il commercio europeo nel Canale di Suez, che è circa il 40% del totale, e non quello americano, solo il 3%, ma che il Presidente ordinava di andare avanti ugualmente per dare un messaggio forte.”

Poi continua parlando dell’inconsistenza europea e la conversazione culmina, come racconta Goldberg, con la famosa affermazione di Vance “Odio l’idea di fare un favore a quei parassiti di europei” arricchita da Pete Hegseth con “Capisco il suo disgusto verso l’Europa, signor vicepresidente, è tutto così patetico!”. 

Tralasciamo di spiegare quanto sia clamorosa questa debacle comunicativa dei massimi responsabili della sicurezza del paese più armato del mondo, ci sono in corso audizioni al Congresso per chiarirne le responsabilità, quello che a noi interessa è sottolineare il fatto che, anche se l’esercito dei “Trump pleaser” nel nostro paese, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in testa, hanno sempre cercato di minimizzare il bullismo della nuova amministrazione americana verso l’Europa, da queste conversazioni teoricamente protette, si evince che quei pensieri pubblici sono pensieri condivisi anche in privato. Il disprezzo e la disistima verso l’Europa sono un sentimento che attraversa tutto il governo americano, a cui si aggiunge un fastidio per il nostro essere “degli scrocconi”, che vivono da sempre sulle spalle dei sacrifici altrui, sia economici che militari. 

Avevamo bisogno di questo scoop di “The Atlantic” per capirlo? 

Certamente no. Avevamo bisogno di questo ennesimo schiaffo in faccia per svegliarci? Certamente sì

 L’Europa è vero, ha abdicato le proprie responsabilità per troppo tempo, ha inseguito i capricci di ciascun componente dell’Unione Europea e tollerato i veti incrociati, gli interessi di parte, però è anche vero, che abbiamo aziende di prim’ordine, capacità intellettive di migliaia di cittadini europei che hanno fatto crescere università, ospedali, laboratori di ricerca, industrie in tutto il mondo e a cui potremmo offrire una opportunità per tornare e lavorare per noi, invece che per gli altri. È una grande occasione per fare ciò che non siamo riusciti a fare fino in fondo con l’Unione Europea e non possiamo permetterci di fallire un’altra volta. 

Un’altra occasione, per compattarci e tirare fuori il nostro orgoglio europeo, ce la sta fornendo la guerra in Ucraina. Sempre complice l’amministrazione Trump. 

Si stanno svolgendo a Ryad, in Arabia Saudita, i colloqui di trattativa per la pace, in cui gli Stati Uniti si sono offerti di fare il ruolo dei mediatori tra Ucraina e Russia. Donald Trump si è esposto pubblicamente con una chiara propensione a spingere verso le ragioni di Vladimir Putin, che in pratica sta chiedendo di azzerare le sanzioni economiche contro la Russia, di tenersi i territori occupati con l’invasione, di usufruire delle ricchezze naturali e minerali dell’Ucraina, della centrale nucleare di Zaporizhzhia e, ciliegina sulla torta, di farsi servire su un vassoio d’argento la testa di Volodymyr Zelensky. 

L’Europa a questo tavolo non c’è. Il Presidente francese Macron e quello inglese Starmer stanno cercando di trovare un loro posto in queste trattative, ma purtroppo l’Europa, nella realtà dei fatti, non c’è. 

È arrivato il momento di imporre la nostra presenza, la nostra forza politica, economica e culturale. È arrivato il momento di non aspettare di essere invitati ufficialmente, ma di presentarsi alla porta e bussare. Diceva Friedrich Nietzsche: “Ci sono tre principali gruppi di esseri umani: i selvaggi, i barbari civilizzati, e gli europei”. Per gli europei è arrivato il momento di imporre su quel tavolo tutto il peso della loro storia 

Cinzia Emanuelli

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