I sei re d’Arabia

Il tennis alla conquista di Ryad o il fondo PIF alla conquista del tennis?

Oggi inizia a Ryad la seconda edizione del Six Kings Slam, il torneo-esibizione milionario che l’Arabia Saudita organizza coinvolgendo il meglio del tennis mondiale, per diffondere nel mondo arabo questo sport che fa parte degli ultimi asset strategici su cui i petrodollari hanno deciso valesse la pena investire. 

Il Public Investment Fund (PIF), il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, è il nuovo sponsor dell’ATP, il circuito professionistico maschile. Aramco invece, la Saudi Arabian Oil Company, la più grande compagnia petrolifera del mondo e una delle società più ricche e influenti del pianeta, con il Six Kings Slam punta a trasformare questo sport in uno strumento di soft power globale. L’evento, nato nel 2024, riunisce sei dei migliori tennisti del mondo — tra cui Jannik Sinner, vincitore della prima edizione, Novak Djokovic, Carlos Alcaraz, Alexander Zverev, Taylor Fritz e Stefanos Tsitsipas — in una competizione-esibizione che non concede punti ATP, ma che fa guadagnare ai fortunati “sei re” dei premi record: 1,5 milioni di dollari garantiti a ogni giocatore come bonus partecipazione e premi che arrivano fino a 6 milioni di dollari per il vincitore.

Le partite saranno trasmesse in esclusiva su Netflix, costruite come un vero e proprio evento, pianificate per diventare un perfetto laboratorio per un tennis concepito, grazie all’enorme popolarità della rivalità agonistica tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, come una nuova categoria di sport-spettacolo, dove lo show, la diplomazia e il denaro si intrecciano. 

L’ Arabia Saudita sta investendo grandi capitali nello sport. Il fondo PIF, già proprietario della squadra di calcio del Newcastle United e protagonista nel golf della fusione tra PGA e LIV, utilizza adesso il tennis come ulteriore tassello della propria strategia di “sportwashing”: riabilitare l’immagine del regno attraverso la conquista degli sport occidentali più popolari. Con questo nuovo investimento di Aramco nel Six Kings Slam, la scommessa sul tennis diventa sempre più importante. Aramco è il principale produttore mondiale di petrolio e uno dei maggiori esportatori globali di energia. Ha un valore di mercato che oscilla tra 1.800 e 2.000 miliardi di dollari. Negli ultimi anni è diventata un grande sponsor globale: è title sponsor della Formula 1, partner della FIFA, della Cricket Premier League e, più recentemente, di eventi di golf, calcio e tennis.

Non è quindi un azzardo pensare che il Six Kings Slam sia così, di fatto, una vetrina globale del progetto Vision 2030, voluto dal principe ereditario Mohammed bin Salman; un progetto che mira a diversificare l’economia saudita oltre il petrolio e a proiettare il Paese nel cuore del mondo occidentale attraverso lo sport. Con liquidità quasi illimitate, il PIF e aziende globali come Aramco, riescono ad attrarre i migliori atleti e a imporre un nuovo baricentro geografico e mediatico allo sport.

Il Six Kings Slam è sicuramente un momento di spettacolo straordinario ed è un’ulteriore occasione per il tennis di continuare la sua scalata nella classifica degli sport più popolari e seguiti al mondo. Questa specifica formula di torneo, però, solleva interrogativi profondi: fino a che punto il tennis può accettare la logica dell’esibizione-sponsorizzata senza compromettere la propria identità competitiva? E quanto l’abbondanza saudita rischia di alterare gli equilibri economici e morali del circuito?

Per ora, la risposta è sul campo di Ryad: dove “sei re” del tennis combatteranno tra di loro con le armi dello sport e a decidere sarà ancora e soprattutto il gesto atletico. Perché comunque la si pensi, il denaro potrà comprare l’attenzione del mondo su un evento, ma di certo non potrà mai comprare il talento. Il talento nello sport è un dono raro, che si affina con la fatica e il duro lavoro, e che nasce da qualità interiori che sono patrimonio personale dell’unicità di ogni grande campione. I petrodollari potranno costruirci un business, ma non potranno mai avere la proprietà del sogno di grandezza che alimenta quotidianamente la passione di uno sportivo. 

Cinzia Emanuelli

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