Una spia, due culture, e un amore pericolosamente attuale

Credit: Oscar Mondadori
Quando La tamburina, romanzo del maestro del thriller politico John le Carré, uscì nel 1983, il mondo era già complicato. Ma rileggerlo oggi fa uno strano effetto: sembra scritto ieri.
Nel cuore della storia c’è Charlie, un’attrice inglese un po’ smarrita e molto idealista che si ritrova – complice una valigia, una vacanza in Grecia e un misterioso sconosciuto con gli zigomi scolpiti – invischiata in un’operazione segreta del Mossad. Charlie, politicamente simpatizzante per la causa palestinese, viene reclutata dai servizi segreti israeliani per infiltrarsi in una rete terroristica palestinese. Viene manipolata e addestrata da un agente israeliano di nome Joseph per impersonare la fidanzata di un terrorista morto, così da guadagnare la fiducia del fratello del defunto, un importante operativo del terrorismo palestinese. Solo che, come in ogni buona storia di spie… niente è davvero finto.
Man mano che Charlie entra nella parte, le linee tra realtà, ideologia e finzione diventano sempre più sfumate e il romanzo ne esplora i dilemmi etici.
La cosa incredibile del libro, però, non è solo il ritmo mozzafiato o i colpi di scena, ma il fatto che riesca a raccontare una delle questioni più esplosive della storia – il conflitto israelo-palestinese – senza fare la morale, senza prendere una parte. Le Carré riesce, come sempre, a infilarsi nel cuore dell’ambiguità morale e a restarci comodo.
Charlie, che comincia ingenua come un poster di Che Guevara in una camera da studente, finisce per innamorarsi non solo delle persone, ma anche delle cause, dei paesi, delle verità multiple. È il suo viaggio interiore quello che ci tiene incollati. Come dice a un certo punto il suo enigmatico mentore israeliano, Kurtz:
“Non stiamo cercando la verità, Charlie. Stiamo solo cercando di sopravvivere abbastanza a lungo da raccontarne una buona versione.”.
Ed è proprio questa la magia del romanzo: mostra due mondi in collisione non per semplificarli, ma per farceli sentire entrambi.
“Lei recitava una parte, ma non sapeva più per chi. E forse, proprio in quel momento, aveva smesso di recitare.”
Certo, leggere La Tamburina oggi, mentre il conflitto in Medio Oriente continua a straziare vite e coscienze, fa male. Ma forse è proprio per questo che il romanzo è più attuale che mai: non ci dice chi ha ragione. Ci chiede di guardare, di ascoltare, di non voltare lo sguardo.
E magari di innamorarci un po’, come Charlie, dell’umanità che resiste sotto le macerie delle ideologie
Maria Paola EMANUELLI
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