SANDRO GOZI: “TRUMP È STATO CAPACE DI FAR PESARE NEI NEGOZIATI L’ASSENZA DI AUTONOMIA STRATEGICA DELL’UNIONE EUROPEA”

Onorevole Gozi, molti commentatori hanno definito l’accordo una Caporetto per l’Unione Europea. Quali sono le ragioni che hanno portato la Commissione ad accettare un’intesa così sbilanciata a favore degli Stati Uniti?
Le ragioni sono varie. L’errore politico principale è che Ursula von der Leyen ha deciso di non usare il peso del Mercato Unico, ma ha scelto di cercare il minimo comun denominatore tra le diverse capitali europee con posizioni molto divergenti tra loro. La Francia, ad esempio, aveva indicato una linea molto più esigente. La presidente della Commissione Europea, purtroppo, ha scelto di dare un maggior peso alla linea di Berlino, molto preoccupata per la sua industria automobilistica, e di Roma, che sin qui ha scelto una sorta di “vassallaggio felice” nei confronti di Donald Trump. Ursula von der Leyen ha scelto di non accettare alcun rischio ed il fallimento, soprattutto politico, dell’Unione Europea in questo negoziato ne è la diretta conseguenza.
Un aspetto che emerge chiaramente dal comunicato della Commissione Europea del 29 giugno è che l’accordo non è giuridicamente vincolante. Ci sono degli aspetti ancora in discussione e margini di trattativa per arrivare ad un esito più equilibrato?
È un accordo che in parte è giuridico per i dazi che la Commissione Europea ha scelto di non adottare nei confronti degli Stati Uniti. In questo ambito la Commissione ha una competenza esclusiva. E poi ci sono degli impegni politici presi in buona fede. Sicuramente Ursula von der Leyen ha sentito le varie capitali europee prima di assicurare un incremento dell’acquisto di gas dagli Stati Uniti. O più armi. Però gli investimenti privati restano evidentemente una libera scelta delle imprese europee.
Ci sono state pesanti critiche rispetto alla mancanza di leadership di Ursula von der Leyen. Quanto, a suo giudizio, questo accordo dipende dalle capacità negoziali della Commissione e quanto dagli effettivi rapporti di forza economica e militare tra Unione Europea e Stati Uniti?
La politica di Ursula von der Leyen ricorda quella dell’appeasement. Ha cercato di accontentare Trump sperando che i tre anni a venire della sua presidenza passino velocemente. Un aspetto che non a caso è stato sottolineato dai rappresentanti della Commissione è che questo accordo dura tre anni. Quindi c’è una chiara speranza che l’accordo possa essere rimesso in discussione una volta che Trump lasci l’incarico. È ragionevole pensare che il ricatto militare abbia avuto un peso determinante: non è un segreto che l’Europa non è autonoma dal punto di vista della sicurezza, grazie specialmente alla miopia degli Stati Membri che non si sono dotati di una politica di difesa comune. Trump è stato capace di far pesare nei negoziati l’assenza di autonomia strategica dell’Unione Europea.
A suo dire ci saranno conseguenze sul mandato della Presidente Ursula von der Leyen? Le forze politiche che sostengono la Commissione continueranno ad accettare questa politica remissiva nei confronti del Presidente Donald Trump?
A parte il gruppo parlamentare europeo “ECR”, che di fronte alla mozione di censura presentata il 7 luglio 2025 si è spaccato, con i rappresentati di Fratelli d’Italia che sono usciti dall’Aula, in un siparietto poco degno delle istituzioni europee, la maggioranza che sostiene la Commissione esiste ancora, sebbene sia molto critica. Se il risultato di questo negoziato con Trump non aiuta Ursula von der Leyen, è certo che non è l’unica fonte di disaffezione. Un altro tema su cui si sta discutendo molto è il nuovo bilancio programmatico europeo. Su questo punto, paradossalmente il partito più critico è proprio quello della Presidente della Commissione, il Partito Popolare, che, con scarsa coerenza con le sue tradizioni cristiano-democratiche, non esita a promuovere delle aperture non solo ad ECR, ma anche rispetto ai Patrioti, ad AFD e altri estremisti. Come Renew Europe stiamo lavorando anche in agosto su varie prese di posizione, anche strategiche, attraverso un documento denominato Riformare l’Unione per Unire l’Europa (disponibile anche sul sito internet di Renew Europe), che indica le riforme in materia di funzionamento istituzionale e di bilancio che riteniamo indispensabili. Di qui a settembre il nostro progetto è rilanciare l’azione della Commissione ed impegnarla a livello legislativo, cercando di ottenere su questo punto la collaborazione leale delle altre forze politiche. Il problema in questo senso non è tanto con i Verdi o i Socialisti, sebbene di tanto in tanto questi ultimi si irrigidiscano in posizioni troppo oltranziste, quanto con Tajani, Manfred Weber e in generale i Popolari troppo accondiscendenti verso le destre estreme.
Guardando al futuro, quale potrebbe essere la missione per noi riformisti di Renew Europe? Non è difficile intuire che un’Europa più coesa sarebbe stata in grado di far pesare maggiormente il suo potere negoziale, ma come conseguire questo obiettivo in un’epoca di ascesa dei nazionalismi in seno all’Unione?
Il nostro obiettivo è rimanere al centro, tenendo la barra dritta, ma non restando immobili. Per questo è necessario cercare la convergenza con altre forze politiche che si dicono pro-europee, perché noi abbiamo bisogno di usare l’Europa per dare risposte ai cittadini, per promuovere l’innovazione tecnologica, lo stato di diritto, i diritti dei consumatori e la nostra necessità di avere un peso come Unione Europea sulla scena internazionale. I nostri obiettivi sono la riforma della governance europea, il completamento del Mercato unico, l’unione militare.
A fianco a questo obiettivo vogliamo anche promuovere la ricerca, perché l’avanzamento della sicurezza si basa su due pilastri: il pilastro militare, ma anche l’istruzione, con cui si preparano i cittadini di domani all’integrazione europea. L’idea è quella di spingere i cittadini a praticare i valori di democrazia e dello stato di diritto, per rinforzare l’Unione Europea non solo sul piano dell’efficacia amministrativa, ma anche su quello della democrazia, rinforzando i poteri del Parlamento Europeo con le liste transnazionali.
Giulio A. Cortesi

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