Storia di una premier che si sa vendere bene

“In questo paese c’è ancora qualcuno che non si piega al pensiero unico e che ritiene che no, Giorgia Meloni non sia una leader, ma una influencer che cerca il consenso nell’immediato e non costruisce speranza, benessere, futuro. È un’influencer perchè pensa ai sondaggi, non alla pressione fiscale o al rapporto debito/Pil. È un’influencer perché si accontenta dei like facili, non dei progetti difficili”.

   Nel suo libro “L’Influencer”, pubblicato il 18 marzo 2025, Matteo Renzi offre una critica dettagliata della leadership di Giorgia Meloni, attuale Presidente del Consiglio italiano. Il sottotitolo del libro pone una domanda provocatoria: “Giorgia Meloni è una leader capace di fare la differenza? Di avere una visione?”

   Il libro è diviso in quattro capitoli che vogliono smontare la narrazione che Meloni è riuscita a fare di se stessa e con cui è riuscita a creare intorno a sé il convincimento di trovarsi di fronte ad una leader di caratura internazionale:  
1. Banderuola, non ponte – l’Influencer e la politica estera;
2. Amichettismo non merito – l’Influencer e la squadra dei peggiori;
3. Attrice, non statista – l’Influencer e i rapporti umani; 
4. Populismo, non politica – l’Influencer e ciò che serve all’Italia.  

Il minimo comune denominatore della tesi di Renzi è che Meloni operi più come un’Influencer che come una vera leader politica, privilegiando l’immagine e il consenso immediato rispetto a una visione politica a lungo termine; ne analizza il percorso politico, descrivendola come “la più raccomandata della Seconda Repubblica”, facendo riferimento alla sua rapida ascesa politica sotto la guida di leader come Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi che, esattamente come successe a Luigi Di Maio, la proiettarono senza una vera gavetta, a ruoli di altissimo livello istituzionale. Renzi critica che Meloni sia stata bravissima a vendersi come “underdog”, sostenendo invece che il suo successo sia stato facilitato da potenti figure maschili nel panorama politico italiano. “Il paradosso – scrive Renzi – è che l’opposizione sembra imbambolata, vittima sacrificale di questo incantesimo, incapace di reagire. (….) Sembra sotto effetto di incantesimo anche larga parte dei giornali, dei media, degli opinionisti. Dicono: eh, ma Meloni è meglio di chi le sta accanto.” Questa capacità di vendersi bene e di fare marketing invece che politica, per Matteo Renzi non è un fatto di costume, ma una vera catastrofe politica ed economica per il nostro paese, soprattutto con la situazione internazionale attuale.
Le posizioni di Meloni in politica estera, evidenziano questo pressappochismo di sostanza, ma grande furbizia nel modo in cui riesca a muoversi come un’equilibrista in bilico sul filo sospeso. Renzi fa due esempi: il primo i cambiamenti di opinione riguardo all’Arabia Saudita e l’altro il G7 organizzato dall’Italia in Puglia a Borgo Egnazia nel giugno 2024. Renzi sottolinea come, nonostante le critiche durissime del passato al regime saudita, Meloni abbia successivamente cercato accordi economici con il paese, evidenziando incoerenza nelle sue posizioni, che erano solo strumentali e non di merito sugli interessi reali del mondo occidentale a non isolare un paese che dimostrava di voler prendere la strada del cambiamento. Per quanto invece riguarda il G7, Matteo Renzi scrive nel libro: “L’Influencer mostra il suo volto quando organizza il G7. Gli argomenti sono delicatissimi. (…) Meloni fa per l’ennesima volta quello che è capace di fare meglio; sceneggia un set per gli operatori della comunicazione. E anche se non porta a casa un solo risultato che sia concreto, il G7 è mediaticamente un trionfo. Sapete qual è l’immagine top? Quella del Papa che in golf car raggiunge con la premier gli altri leader globali per discutere di intelligenza artificiale. (…) l’Influencer merita dieci e lode. 
Renzi poi parla della mediocre classe dirigente di Fratelli d’Italia, dei diversi scandali legati all’intelligence come il caso Paragon, dell’ossessione che ha per il Burraco che gioca online la sera invece di studiare i dossier, del potere che Meloni condivide con la sorella Arianna, le chiama “le sorelle della Garbatella”, che ha creato una rete di controllo sulla macchina di comando del Paese, pericolosa e succube del peggiore “amichettismo” degli ultimi decenni. “Questo libro parla dell’Italia del 2025 – dice Renzi – e prova a rispondere alla domanda: Giorgia Meloni è una leader capace di fare la differenza? Di condividere un sogno e non ossessioni, complotti, vittimismo? In questo Paese c’è ancora qualcuno che ritiene che no (…).Allacciate le cinture. Qui trovate cose che altri non hanno il coraggio di dire. Ma anche le proposte che Giorgia non trova il tempo di ascoltare” 

Cinzia EMANUELLI

  

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