Dall’assalto a La Stampa alla minaccia ai cronisti: quando la causa diventa arma, la libertà di stampa diventa bersaglio.

(Credit: MAURIZIO BOSIO / REPORTERS)
L’assalto alla sede torinese de La Stampa non è stato un episodio spontaneo ma il risultato prevedibile di un clima politico avvelenato dove la parola “solidarietà” viene usata come lasciapassare per la violenza. Un gruppo di manifestanti pro-Pal ha forzato cancelli e porte, lanciato letame e vernice, devastato stanze e documenti, trasformando una sede giornalistica in un campo di intimidazione.
Dentro, quella frase “sei il primo sulla lista “non c’era rabbia, non c’era dolore, non c’era politica c’era una promessa. Una promessa di violenza contro chi racconta, e questa non è più protesta ma terrorismo psicologico.
La verità è che una parte della galassia pro-Pal non sta più cercando giustizia, ma obbedienza. Non rivendica ascolto, pretende allineamento. Non esprime dolore, impone colpa. E chi non si piega giornalista, studente, docente, semplice cittadino, diventa immediatamente un nemico.
Il dissenso non è tollerato, la complessità è sospetta, la sfumatura è tradimento. È la legge tribale del o con noi, o contro di noi, e la conseguenza è inevitabile: colpire indiscriminatamente tutti quelli che non recitano la stessa formula, tutti quelli che non urlano alla stessa frequenza.
La narrazione pro-Pal più radicalizzata non si limita più a contestare governi e decisioni militari: identifica un bersaglio culturale e lo colpisce. E così il nemico non è solo Israele, ma chi scrive, chi riflette, chi dubita. Non importa cosa dici, importa se appartieni. La causa diventa scudo e arma. Chi la mette in discussione viene travolto dall’accusa peggiore: complice, traditore, “sionista di fatto”. Una sentenza che non ammette difesa. Siamo davanti a un meccanismo profondamente autoritario travestito da lotta per i diritti. Una deriva in cui la causa diventa più importante di chi la subisce, in cui la realtà è sostituita dall’ortodossia del branco. E se un giornale può essere assaltato perché “sbaglia le parole”, cosa impedirà domani che vengano presi di mira singoli cronisti, università, scuole, associazioni, librerie, perfino persone incontrate per strada?
Quando un movimento non cerca più di convincere ma di piegare, quando l’opinione diventa reato, allora non è più un’istanza politica: è un apparato morale con pretese totalizzanti. E questa è la minaccia da riconoscere ora, non dopo. Il giornalismo è un fronte di guerra e la democrazia deve schierarsi. Chi assalta una redazione non vuole dialogare ma far tacere. E la democrazia non sopravvive al silenzio. Il fatto che vi siano state denunce è un atto dovuto, non un antidoto. Perché non basta registrare l’abuso bisogna impedirne il ripetersi. La stampa non deve solo essere tutelata quando viene colpita: deve essere protetta prima che lo sia. Gli attacchi ai giornali devono diventare reati considerati gravi come aggressioni allo Stato, perché questo sono.
Servono misure reali, non comunicati di circostanza: più sicurezza fisica alle redazioni, interventi immediati in caso di minacce, responsabilità politica chiara nel condannare senza ambiguità chi trasforma una causa in violenza. Nessuna indulgenza, nessun “però era per Gaza”. Il dolore non giustifica la violenza. Mai. Chi attacca un giornale non difende la libertà: la strangola. Chi minaccia un cronista non cerca pace: cerca dominio. Chi trasforma una causa in intimidazione ha già perso la sua battaglia morale.
E se continuiamo a minimizzare, a relativizzare, a capire “il contesto”, allora saremo complici della prossima aggressione. Perché ogni aggressione ignorata diventa precedente, e ogni precedente diventa regola.
La libertà di stampa non si supplica: si difende. Con le leggi, con lo Stato, con la lucidità e con il coraggio di chiamare l’intimidazione col suo nome. Questo assalto è stato un avvertimento. Il prossimo potrebbe essere un silenziatore.
E se non lo fermiamo ora, non ci sarà più giornale che potrà raccontarlo.
Giorgio Denicolai
Iscrizione Newsletter
Iscriviti subito alla nostra Newsletter per rimanere sempre informato!

Leave a Reply
You must be logged in to post a comment.