L’Italia che sogna in grande e si presenta al mondo con orgoglio e ambizione Un Paese che vince, innova e sa fare squadra

C’è un detto che i tedeschi ripetono sempre per descrivere la loro relazione con l’Italia: “I tedeschi amano gli italiani, ma non li stimano; gli italiani stimano i tedeschi, ma non li amano”. Dopo il successo delle Olimpiadi invernali di Milano – Cortina 2026 non abbiamo dubbi che anche il più ostinato dei pregiudizi contro il nostro Paese non troverà più alcuna ragion d’essere. Purtroppo, a volte siamo anche abituati a farci del male da soli. Spesso accade che prima di un grande evento, in Italia, una pletora di menagrami, faccia previsioni apocalittiche, ci assicuri che andrà tutto male, anche se poi, puntualmente, accade che il nostro genio, le nostre eccellenze e la nostra capacità di dare il meglio nelle situazioni di stress, creino quel miracolo italiano di cui poi si innamora il mondo. E così è successo anche stavolta.

Per la prima volta nella storia olimpica, i Giochi invernali sono stati co-ospitati ufficialmente da due città: Milano e Cortina d’Ampezzo. Una scelta audace che ha richiesto una macchina organizzativa di straordinaria complessità, distribuita su più regioni (Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige) e su una costellazione di sedi che ha fatto di questa edizione un’Olimpiade diffusa. Le gare si sono svolte a Milano, Cortina d’Ampezzo, Livigno, Bormio, Predazzo, Rasun-Anterselva e Tesero.

Circa 2.900 atleti provenienti da 93 nazioni hanno partecipato alle 116 gare in programma, distribuite in 16 discipline. Sono stati venduti 1,4 milioni di biglietti, pari all’88% della disponibilità complessiva, un risultato che pochissime edizioni invernali avevano mai raggiunto. I Fan Village hanno vissuto settimane di entusiasmo autentico: 260.000 visitatori a Milano, 32.000 a Livigno, 22.000 a Bormio. La risonanza mediatica ha toccato vette storiche: nella sola prima settimana, l’account ufficiale olimpico ha registrato 7,4 miliardi di menzioni sui social, confermando che questi Giochi non si sono giocati soltanto sulle piste e sulle piste del ghiaccio, ma su ogni schermo del pianeta.

Grande successo, anche mediatico ha avuto, soprattutto nei primi giorni, il luogo dove lo spirito olimpico si manifesta nella sua forma più autentica, quella che per due settimane diventa la casa degli atleti: il villaggio olimpico. Milano Cortina 2026 ne ha offerti tre: a Milano, a Cortina d’Ampezzo e a Predazzo. Sono stati esilaranti i video che i campioni stranieri hanno postato durante i primi giorni mentre andavano alla scoperta del bidet e dei suoi molteplici usi, tutti a loro sconosciuti. 

Ma il vero trionfo di questi Giochi, quello che ha conquistato il mondo attraverso i social media, è stato quello delle mense olimpiche. Bastava scorrere i profili Instagram e TikTok di centinaia di sportivi da ogni angolo del globo per vedere un entusiasmo sconosciuto davanti a piatti di pasta, pizze appena sfornate, e soprattutto la vera star globale è stato il tiramisù. Il concetto di “Food for Fuel”, l’alimentazione come carburante della performance, ha trovato nell’Italia il terreno più fertile immaginabile, perché per noi nutrirsi e godere del cibo non sono mai stati due concetti in contraddizione. E lo abbiamo insegnato al mondo.

A questo successo organizzativo, si è aggiunto il successo sportivo della nostra nazionale: 30 medaglie, record di sempre, di cui 10 medaglie d’oro, 6 d’argento, 14 di bronzo, in 10 discipline diverse. L’Italia è arrivata quarta nel medagliere dietro a Norvegia, Stati Uniti e Olanda, affermandosi come una delle grandi potenze sportive, nonostante le difficoltà degli atleti ad allenarsi, a causa della mancanza di sufficienti infrastrutture, soprattutto quelle relative agli sport su ghiaccio. Sicuramente giocare in casa ha influito su questi risultati storici, ma va detto che le tante storie dietro alle medaglie, dimostrano anche che la nostra squadra ha saputo raccontare lo sport nei suoi valori più nobili, quelli del lavoro, del sacrificio e della forza di rinascere. 

Durante tutte le Olimpiadi le donne italiane sono state grandi protagoniste. Mai nella nostra storia dei Giochi invernali avevano dominato il racconto con questa forza e questa profondità. Non si è solo trattato di una coincidenza statistica, ma di qualcosa di più significativo: la maturità di una generazione di atlete che ha scelto di non rinunciare a nulla, non alla maternità, non alla carriera dopo un infortunio devastante, non al sogno olimpico dopo anni di buio e non rinunciare a essere protagoniste della propria storia.

Prima fra tutte la storia di Federica Brignone che ha ridisegnato i limiti del possibile. Arrivata ai Giochi Olimpici senza quasi aver gareggiato, dopo uno stop di 10 mesi per un gravissimo infortunio nell’ aprile 2025, a 35 anni, con ancora 7 viti e due placche che le tengono insieme la tibia, Federica compie un’impresa leggendaria: due volte campionessa olimpica nell’arco di tre giorni, prima nel super-G e poi nel suo gigante, di fronte al pubblico dell’Olimpia delle Tofane a Cortina. 

Un’altra trentacinquenne, il giorno del suo compleanno, il 7 febbraio, scrive la storia: Francesca Lollobrigida, regala il primo oro all’Italia, taglia il traguardo con un nuovo record olimpico e poi scatta tra la folla a cercare Tommaso, il suo bambino di tre anni. Quello che i numeri non raccontano è quanto quella medaglia fosse costata. Una stagione segnata da un’infezione virale grave, mesi in cui il fisico non rispondeva e la testa cedeva, il pensiero ricorrente era mollare e ritirarsi. Francesca ha dichiarato che la famiglia le ha dato la motivazione per continuare a crederci sempre, suo figlio prima di tutto. Quattro giorni dopo, ha vinto anche i 5.000 metri. Doppio oro, doppio record, e un messaggio che ha attraversato i confini dello sport: si può essere madri, perseguire i propri obiettivi e non rinunciare ai propri sogni. E il New York Times ha eletto la storia di Francesca Lollobrigida a storia simbolo di tutte le donne di questa Olimpiade. 

Una vera leggenda vivente è Arianna Fontana. Sei Olimpiadi. Sei edizioni consecutive a medaglia. Con la quattordicesima medaglia olimpica in carriera, Arianna è diventata l’atleta italiana più medagliata di sempre ai Giochi, superando lo schermidore Edoardo Mangiarotti. 

Oro nella staffetta mista di short track, argento nei 500 metri individuali e un altro argento nella staffetta femminile: tre medaglie in un’edizione sola, a 32 anni, come a voler ricordare a tutti, che le regine dello sport non hanno scadenza. 

Un’altra grande emozione è stata la medaglia d’oro di Lisa Vitozzi. La trentaduenne di Sappada, ha scritto una pagina che nessun italiano aveva mai scritto prima: è diventata la prima campionessa olimpica italiana di biathlon. È stata una vittoria che portava il peso di un anno di silenzio. Un anno ferma per recuperare da un problema alla schiena, dopo aver vinto la Coppa del mondo generale. “Sto provando tante emozioni. Non è solo oggi: questa medaglia è il frutto prima di tutto di tantissima sofferenza e poi di tantissimo lavoro. Sono veramente orgogliosa di non aver mollato.”

Sarebbe però ingiusto raccontare questi Giochi come un affare esclusivamente femminile. L’Italia ha centrato una storica doppietta nello ski cross, con Simone Deromedis oro e Federico Tomasoni argento. Sul casco di Tomasoni c’era un sole: un ricordo dedicato alla sua fidanzata, la sciatrice Matilde Lorenzi, scomparsa il 28 ottobre 2024 in seguito alle conseguenze di un incidente in allenamento. 

Sulla pista Stelvio di Bormio, il ventenne Giovanni Franzoni ha conquistato un argento pesantissimo nella discesa libera al suo debutto olimpico, mentre il veterano Dominik Paris ha aggiunto un bronzo alla sua lunga carriera. Nel pattinaggio di velocità, Davide Ghiotto, il recordman mondiale dei 10.000 metri, ha vinto il suo primo oro olimpico nell’inseguimento a squadre insieme ad Andrea Giovannini e Michele Malfatti.  Nello slittino, la coppia Kainzwaldner-Rieder ha vinto il doppio maschile, mentre le ragazze Voetter e Oberhofer hanno vinto l’oro nel doppio femminile: due medaglie d’oro che non hanno precedenti nella storia azzurra. 

Alle storie italiane si sono aggiunte le storie di tanti campioni da tutto il mondo. Ci siamo emozionati per tanti momenti di straordinaria epica sportiva e di grande umanità. Ci ha commosso la dignità di Vladyslav Heraskevych, l’atleta ucraino di skeleton, che ha preferito rinunciare a gareggiare alle Olimpiadi piuttosto che accettare la decisione del CIO, che gli ha vietato di indossare un casco personalizzato con i volti degli atleti ucraini uccisi durante l’invasione russa. Ci ricorderemo della sconfitta di una medaglia d’oro annunciata, di Ilia Malinin, il giovanissimo fenomeno americano del pattinaggio artistico, soprannominato anche “il re dei salti quadrupli”, che sotto il peso delle aspettative è crollato emotivamente facendo un disastro in gara. Malinin ha affrontato a testa alta la sconfitta, ammettendo di essere comunque un ragazzo a cui troppa attenzione ha tolto la serenità e che questa lezione lo farà diventare una persona e un atleta migliore in futuro. Nonostante la dura sconfitta, con coraggio, è sceso in pista durante il Gran Galà Finale, entusiasmando il pubblico pattinando splendidamente su un programma emozionante.

Ci resteranno impressi i 13 secondi di gara di Lindsey Vonn, la leggendaria campionessa statunitense dello sci, tornata a competere nel 2024 per inseguire nuovamente il sogno olimpico. 13 secondi in cui la Vonn è scesa giù dalla mitica pista di discesa libera di Cortina, prima di cadere e infortunarsi gravemente. Un sogno che le è costato molto caro e che la costringerà nuovamente ad affrontare numerose operazioni chirurgiche e una lunga rieducazione per guarire. 

Un’altra caduta che ha fatto storia è quella dello slalomista norvegese Atle Lie McGrath, che dopo aver finito la prima manche dello speciale al primo posto, nella seconda inforca una porta e perde una possibile medaglia d’oro. A quel punto si toglie gli sci, scavalca le recinzioni e si incammina verso il bosco, dove si sdraia nella neve e non vuole muoversi. In seguito dirà di aver avuto bisogno di isolarsi per stare con se stesso, ma la scena di un uomo che vuole solo andarsene e sparire come reazione ad una delusione, rimarrà uno dei momenti iconici di questi Giochi. 

Ci ha commosso anche l’omaggio che il biatleta francese Émilien Jacquelin ha voluto fare a Marco Pantani. Jacquelin ha spiegato che Pantani è il motivo per cui ha iniziato a sognare lo sport da bambino. Jacquelin si è messo in contatto con la famiglia del nostro campione spiegandogli cosa significava per lui Pantani. La famiglia per gratitudine gli ha dato, da indossare durante le sua gare olimpiche, l’orecchino che “Il pirata” non toglieva mai. 

E non si può non chiudere con il norvegese Johannes Klaebo, il fondista che ha vinto 6 medaglie d’oro, portando il suo totale di ori vinti a 12 e diventando così l’atleta maschile più medagliato di sempre alle Olimpiadi Invernali. Le sue salite a velocità doppia rispetto agli avversari, le sue fughe lasciando indietro tutti i più forti, la sua sciata con una tecnica così pulita da non farlo mai sembrare affaticato, resteranno nella storia dello sport. Questo ventinovenne ossessionato dalla competizione e dalla vittoria, ha spopolato sui media con innumerevoli meme che lo hanno trasformato in un personaggio iconico.  Quando il braciere di Cortina e quello di Milano si sono spenti, qualcosa si è fermato. Non il tempo, ma quella sospensione collettiva che soltanto i Giochi sanno creare, quella parentesi di sedici giorni in cui il mondo smette di litigare e si mette a guardare. Raramente un intero Paese ha tifato così unito come durante queste Olimpiadi. Ci siamo appassionati a discipline di nicchia come il curling, abbiamo litigato con gli arbitri dello short-track per i torti subiti dai nostri, siamo diventati degli esperti di freestyle, di snowboard, di skating  e abbiamo disdetto inviti a cena con le scuse più fantasiose pur di non perderci le finali di slittino. 

Questa è la magia dello sport, una magia che gli italiani hanno scoperto anche senza che ci fosse di mezzo il pallone. È stato bello sentirsi rappresentati dal tifoso numero uno, il presidente Sergio Mattarella, arrivato a Milano facendosi dare un passaggio su un tram guidato da Valentino Rossi, e che ha incarnato lo spirito dell’italiano medio davanti alle gioie e ai dolori di chi guarda le competizioni sportive. 

Adesso si ritorna a far scandire le nostre vite dalla routine e mancherà il rito mattutino di organizzare la giornata a seconda dalle gare in programma.  È stato bello. Grazie Milano-Cortina 2026. Grazie ragazze e ragazzi della squadra italiana.

Cinzia Emanuelli

Iscrizione Newsletter

Iscriviti subito alla nostra Newsletter per rimanere sempre informato!


Leave a Reply