PERCHÉ «MYTHOS» DI STEPHEN FRY BRILLA ANCORA OGGI
Mentre celebriamo l’illustre eredità della Grecia, “Mythos: I miti greci raccontati di nuovo” di Stephen Fry, si presenta come un tributo, e al tempo stesso, un promemoria attuale: i miti hanno plasmato il nostro mondo—e continuano a illuminarlo. Già dalle prime pagine, Fry apre il sipario cosmico con il suo fascino caratteristico: “Basta dire che i Greci pensavano che fosse il Caos che, con una massiccia spinta, o un grande scrollone di spalle, o un singhiozzo, un vomito o un colpo di tosse, cominciò la lunga catena della creazione che è finita con pellicani e penicillina e funghi e rospi, leoni marini, leoni, esseri umani e narcisi e omicidio e arte e amore e confusione e morte e follia e biscotti.”

Qui Fry cattura l’istinto greco di spiegare l’universo: non con la precisione, ma con il disordine poetico. E oggi, in un’epoca di entropia e sconvolgimenti, quella metafora risuona ancora nella scienza, nell’arte e nelle nostre vite. In tutto Mythos, Fry ci ricorda che gli dèi non erano distanti: erano noi—ingigantiti, difettosi, vividi. Come scrive: “I Greci crearono dèi che erano a loro immagine; bellicosi ma creativi, saggi ma feroci, amorevoli ma gelosi, teneri ma brutali, compassionevoli ma vendicativi.”
Quell’umanità complessa—celebrata da poeti e filosofi—continua a ispirare architetti, pensatori, artisti. I fondatori della democrazia ateniese, i costruttori del Partenone e persino i narratori romani importarono il mito greco per dare forma all’identità civica e all’ordine morale. Anche senza citazioni dirette, sappiamo che Platone e Aristotele si sono appoggiati ai miti per esplorare giustizia, virtù e il ruolo del divino nella società—un’eco moderna di quella tradizione. Fry trasforma inoltre il mito in un inno alla resilienza. Parlando di Sisifo, osserva: “Pittori, poeti e filosofi hanno visto molte cose nel mito di Sisifo… il coraggio, la resilienza, la fortezza, la resistenza e la fiducia in sé stessi dell’umanità. Vedono qualcosa di eroico nel nostro rifiuto di sottometterci.”
Quell’immagine—lotta eterna, sforzo mai domo—ha alimentato innumerevoli pensatori, dagli stoici come Epitteto (sulla sopportazione), fino agli scrittori moderni, che hanno visto in Sisifo un simbolo di speranza tragica. L’amore di Fry per il racconto emerge chiaramente nella sua introduzione. Scrive che questi miti “furono catturati e preservati dai primissimi poeti e ci sono giunti in una linea ininterrotta quasi dall’inizio della scrittura fino a oggi… I Greci furono i primi a creare narrazioni coerenti, una vera e propria letteratura, sui loro dèi, mostri ed eroi.”
Quella discendenza—i miti come fondamenta narrativa—spiega la loro rilevanza senza tempo: dai dialoghi platonici e dalle versioni romane, fino all’arte rinascimentale e alla cultura pop contemporanea. I miti restano plasmabili, ritessuti e rinati infinite volte. Fry accoglie i lettori con calore e ironia: “Non c’è assolutamente nulla di accademico o intellettuale nella mitologia greca; è avvincente, divertente, accessibile e incredibilmente umana.”
Questo invito spiega perché “Mythos” non è solo un libro—è una porta d’accesso. Che tu sia un neofita o un appassionato di classici, la versione di Fry porta chiarezza, umorismo e umanità. Ricorda che i miti greci non sono reliquie polverose, ma storie vive—caotiche, difettose, profonde—che hanno dato forma alla filosofia, alla democrazia, all’architettura; e che ancora oggi continuano a dare forma a noi.
Maria Paola Emanuelli
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