Consenso o dissenso? Il Parlamento si divide sui diritti delle vittime

In Italia, la legge che punisce il reato di violenza sessuale, ha fortunatamente subito una grande trasformazione passando da una visione patriarcale che tutelava la “moralità pubblica” (codice Rocco) ad una visione più oggettiva che doveva proteggere la libertà e la dignità individuale. Questo avveniva nel 1996, in pratica l’altro giorno, quando lo stupro e gli atti di libidine vengono finalmente considerati delitti contro la persona e non più contro la morale.  Tuttavia, col tempo questa rivoluzione non sembra calmare i “bollenti spiriti”. Per contrastare quindi la violenza di genere, il legislatore nel 2019 vara la legge 69/2019 (codice rosso) introducendo una specie di corsia preferenziale per le indagini: velocità d’azione, inasprimento sanzionatorio e introduzione di nuovi reati.

Non basta ancora ed arriviamo all’odierno dibattito parlamentare che mira a punire chiunque compia atti sessuali “senza il consenso libero e attuale” o contro la volontà della persona. Partiti a novembre 2025 da un’intesa bipartisan tra le principali forze politiche che doveva  trovare quindi tutto l’arco parlamentare d’accordo, proprio in questi giorni una divergenza di visione tra maggioranza e opposizione ha di fatto bloccato l’iter di una legge che ci avrebbe messo finalmente al passo con alcuni dei nostri grandi partner europei a maggior tutela delle vittime di violenza, rispettando pienamente la Convenzione di Istanbul che supera la necessità di provare la violenza fisica.

In Francia nell’autunno 2025 è stata approvata una riforma della legge sugli stupri che segna un importante cambio di paradigma introducendo, anche loro, la necessità di esprimere “il consenso libero ed attuale” (per inciso è proprio a questa nuova legge che in commissione giustizia si sono ispirati le relatrici di PD e FdI).

In Germania la riforma “No significa no” (Nein heißt nein) risale al 2016 e punisce esplicitamente tutti gli atti sessuali compiuti contro la volontà riconoscibile della vittima anche senza violenza fisica o minacce esplicite. 

Entrambi i paesi, quindi, hanno adottato un sistema basato sul “consenso” garantendo maggiore tutela alle vittime ed eliminando la necessità per la vittima di dimostrare una resistenza fisica.

In Italia, come dicevamo, partiti benissimo con il modello basato sul consenso ci siamo arenati su un nuovo modello proposto dalla relatrice del provvedimento, la senatrice Giulia Bongiorno (Lega) che sostituisce il “consenso libero” con il concetto di “volontà contraria” (o dissenso). La motivazione addotta, secondo la senatrice, risiede nell’offerta di maggiore rigore giuridico, e secondo il centrodestra puntando sul dissenso si evitano “processi alle intenzioni”. Purtroppo, il centrodestra non si rende conto che con il “dissenso” si costringe di fatto, ancora una volta, la vittima a dover dimostrare di aver detto “no” o di aver resistito, anziché porre sull’aggressore l’onere di accertarsi del “consenso” del partner (metodo inquisitore). 

A voler inoltre dare una veloce lettura all’ultima versione (ammesso che lo sia) del disegno di legge, balza agli occhi un passaggio interessante:

“L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa, ovvero approfittando dell’impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso” …. A sorpresa???? Sembra un testo redatto dal noto Avv. Azzeccagarbugli!

Come già ampiamente evidenziato da persone più note di me, è veramente disarmante constatare che non si riesca ad ottenere una legge decente contro la violenza sessuale proprio adesso che abbiamo due donne che guidano i maggiori schieramenti politici, e che sia una donna ad azzoppare una legge che era nata sotto i migliori auspici. 

Laura Francesconi

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