
Credits: “Il Messaggero”
A Dicembre Ahmed Hussein Al- Chara, conosciuto come Abu Mohammed al-Joulani, ex capo della formazione HTC (Hayat Tahrir al- Cham) e affiliato ad Al-Qaida, con un colpo di stato depone Al-Assad, che fugge in Russia dove ottiene protezione, e prende il potere in Siria.
Dopo la presa di potere toglie la divisa da guerrigliero e, vestito in abiti civili, nel primo discorso da nuovo Presidente Siriano, garantisce libertà religiose e democrazia. Inizia un giro diplomatico nelle principali capitali europee, dove viene accolto come un Capo di Stato, promettendo una nuova era per la Siria.
Il mondo, dopo queste dichiarazioni, distratto dalle guerre in corso (Russia-Ucraina e Medio Oriente), riduce le attenzioni sulla Siria. Questo permette al nuovo Presidente ( sciita ed appoggiato da Turchia, Qatar, Arabia Saudita e sunniti in generale ) di iniziare una violenta pulizia etnica contro i sunniti, più precisamente contro gli Alawiti, gruppo religioso a cui apparteneva Assad, nella loro roccaforte Latakia e Tartus, appoggiati dall’Iran che con questa controrivoluzione mira a riaprire un corridoio verso l’alleato Hezbollah.
Nella più grande indifferenza del mondo, l’esercito governativo coadiuvato da milizie civili armate, con una minuziosa caccia casa per casa, esecuzioni di massa e saccheggi, ha ucciso, sino ad oggi, più di 1400 fra militari e civili.
La domanda che ci si pone è per quale ragione tutto ciò è successo? Nella provincia di Latakia e Tartus, dove fra l’altro resiste un piccola base navale russa, è sempre esistita e si è rifugiata, dopo la caduta di Al-Assad, una minoranza Alawita, minoranza che grazie ad Assad governava il paese. Nella stessa zona si sono rifugiati alcuni generali dell’ex governo decaduto e, non avendo mai accettato la disfatta, hanno organizzato un esercito di resistenti comandati dal Generale Alawita Suheil al Hassan.
La resistenza è stata aiutata anche dal comportamento del nuovo governo, il quale, dal suo insediamento, ha iniziato una caccia all’alawita, pagando premi a tutti quelli che avrebbero denunciato la loro presenza. Questo ha permesso ai fedeli del vecchio regime di riunirsi, rubare elicotteri ed armi e creare un esercito di resistenza.
Questo pseudo esercito ha iniziato a fare attentati ed imboscate a scapito dell’esercito governativo, creando delle evidenti difficoltà al nuovo Presidente Al-Chara.
Per risolvere il problema in modo drastico e definitivo, è iniziata la caccia agli Alawiti e ai loro capi, una guerra senza troppe regole, che ha dato inizio alle violenze oggi in atto.
Se da un lato con questi fatti ha dimostrato tutto il suo spirito “jihadista“, dall’altro ha cercato di trovare alleati interni facendo accordi con i Drusi di Siria e con i Curdi, scatenando, di conseguenza, la presa di posizione del governo israeliano, che non aspettava miglior occasione.
Il ministro degli Esteri israeliano Katz, infatti, ha dichiarato: “Il nuovo presidente siriano, con la repressione contro gli Alawiti, dimostra di essere un terrorista di scuola Al Qaeda e giustifica la nostra occupazione del sud della Siria, per permetterci di distanziarci dai governanti di scuola Al-Qaeda”, mostrando così una doppia morale, poiché Israele prima ha dato il suo aiuto al nuovo governo per cacciare Assad e dopo ne prende le distanze.
Da parte sua, la nuova amministrazione siriana, ha emanato una propria revisione della Costituzione che, se è vero si apra a più diritti per donne e minoranze, però sancisce poteri assoluti al Presidente, che fa temere a molti una deriva islamista, in quanto i poteri dati al Presidente sono speculari a quelli che aveva Assad e questo certamente non dà garanzie di democrazia.
Noi non riteniamo che le cose si possano risolvere molto velocemente: grazie alla distrazione del mondo, la Siria continuerà nella sua repressione, con la possibilità che a breve diventi un califfato, cosi come è successo per l’Afganistan. Questo porterebbe, ai confini dell’Europa, un altro problema geopolitico che potrebbe creare ulteriore disordine, se ancora ce ne fosse bisogno; soprattutto nel momento in cui, sembrerebbe che gli Stati Uniti si stiano disimpegnando dall’Europa e dal Medio Oriente, lasciando campo libero alla Russia.
Mala tempora currunt! !!!!!!
Giorgio DENICOLAI
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