LA SFIDA PER COSTRUIRE UNA NARRAZIONE ALTERNATIVA ALLA SOLITA PROPAGANDA

“Il Minotauro è l’immagine dell’uomo smarrito nel labirinto della sua stessa esistenza, condannato a cercare un senso che gli sfugge”. Nel dramma “Il Minotauro” Friedrich Dürrenmatt ci racconta questa figura mitologica non come leggenda di mostruosità, ma come metafora esistenziale. Il Minotauro non è più soltanto la creatura bestiale rinchiusa nel labirinto che tutti conosciamo, bensì un essere tragico: vittima di una condanna che non ha scelto, costretto a vagare senza via d’uscita. La sua solitudine diventa quindi simbolo dell’uomo moderno, immerso in un mondo saturo di immagini, ma privo di relazioni autentiche; circondato da notizie e frammenti di realtà, ma incapace di coglierne il senso. 

Un anno fa siamo partiti da qui. Siamo partiti da una crisi profonda dell’informazione italiana, prigioniera della pigrizia dell’uomo moderno, del suo accontentarsi del poco e della sua  rassegnazione. Siamo partiti dalla convinzione che anche dal basso, si potessero usare a scopo informativo le nuove tecnologie, invece di farsi manipolare da esse. E siamo partiti dall’idea che ci fosse un modo più etico di servirsi dei social media e di Internet, per rendere fruibile l’ approfondimento e l’analisi a tutti, anche se solo in pochi ne approfittano.

Viviamo in un tempo in cui l’accesso all’informazione non è mai stato così vasto e immediato, eppure mai così fragile. La contraddizione è evidente: la società digitale ci offre un flusso ininterrotto di notizie, ma la capacità di lettura, analisi e approfondimento appare in declino. Secondo l’Istat, in Italia il 40% della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno; in Europa, Eurostat registra che il 30% dei cittadini si informa esclusivamente attraverso i social network, dove la selezione algoritmica sostituisce la ricerca critica. Il risultato è duplice: da un lato una crescente superficialità nel consumo delle notizie, dall’altro un terreno fertile per manipolazioni e fake news. Una ricerca dell’Università di Oxford del 2024 segnala che oltre il 55% degli under 35 legge solo i titoli delle notizie senza aprire gli articoli completi. È l’epoca dello “scrolling informativo”, dove l’apparenza prevale sulla sostanza. I social media, diventati i principali editori globali senza esserlo, operano secondo logiche di visibilità e profitto, non di verità. La notizia non è più valutata per la sua attendibilità, ma per la sua capacità di generare clic. In questo scenario, la democrazia rischia di restare priva di quell’ossigeno vitale che è il confronto basato sui fatti. La crisi dell’informazione è dunque crisi di cittadinanza. Una società che non legge, che non approfondisce, che si limita ai frammenti virali, è una società vulnerabile e facilmente condizionabile.

Per anni anche noi siamo stati a guardare e ci siamo adattati.  Come riformisti, siamo stati colpiti dalle conseguenze di una narrazione usata come strumento di lotta politica, come distruzione della reputazione, come manipolazione dell’opinione pubblica. Ma per dei riformisti stare a guardare era una condizione innaturale, così nel nostro piccolo, abbiamo pensato che forse lì fuori ci fossero persone interessate ad ascoltare anche altre storie, altri racconti dei fatti, magari con testimonianze di chi vive sui luoghi dove avvengono, o di chi le guerre e le loro conseguenze le vive nel quotidiano; magari a qualcuno interessava ancora leggere la scienza spiegata dagli scienziati, i libri raccontati da chi scrive, la politica da chi ne fa esperienza di vita senza alcun vantaggio personale.                                             Esattamente un anno fa, nel settembre 2024, usciva il primo numero del nostro “Il Minotauro Riformista” , come crasi tra la forza bestiale di un animale mitologico, che rappresenta anche una condizione di solitudine e disagio, e la forza propulsiva del riformismo, di chi non si ferma di fronte allo status quo e vuole cambiarlo. Un anno dopo, siamo molto orgogliosi del nostro lavoro: abbiamo comunque dimostrato che non esistono labirinti senza Minotauri, cioè non esistono percorsi esistenziali senza un lato oscuro da affrontare. La sfida non è stata fuggire o ignorare la bestia, ma riconoscerla e, in qualche misura, dominarla. Ognuno ha la sua bestia da affrontare: la nostra è stata la propaganda. 

L’eroismo di Teseo, diventa allora, la capacità dell’uomo e della collettività di non lasciarsi schiacciare dal proprio buio, ma di attraversarlo per conquistare una forma di libertà.

Sarebbe arrogante e ridicolo pretendere di aver liberato con “Il Minotauro Riformista” il mondo dell’informazione; per questo ciò che noi considereremmo un vero successo sarebbe aver comunque indicato una strada: la strada della ribellione gentile verso chi considera noi cittadini uno strumento di manipolazione per i propri fini e non delle menti pensanti. Se lasciamo che siano gli algoritmi a dirci cosa pensare, non avremo più bisogno di censura: ci saremo già autocensurati. Come ammoniva George Orwell: “La libertà è il diritto di dire alla gente ciò che non vuole sentirsi dire”. Difendere questa libertà significa difendere il diritto dei cittadini alla verità, a prescindere da quanto scomoda essa sia. 

Cinzia Emanuelli

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