UN’ALTRA LIGURIA

Busalla

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Castello della Pietra

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Chiesa di Santa Croce, Crocefieschi

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A una manciata di chilometri da Genova, ormai tutta presa dal turismo crocerista, trasformatasi in un luna park di focaccia e pesto il più delle volte da dimenticare, a un po’ più di distanza dalla costa di ponente e di levante e dai loro esosi stabilimenti balneari che impongono al malcapitato turista ferrei orari e altrettanto ferrea disciplina, esiste un’altra Liguria, quella dell’entroterra.

   Boschi fitti di castagni, con seccherecci che servivano alla produzione di castagne secche che diventavano poi farina di castagne, tenuti in ordine dall’attività dei carbonai che durante la stagione opportuna giravano di bosco in bosco ripulendo gli alberi e ottenendo legna utilizzata per la produzione del carbone. Una attività che durava giorni, settimane e di cui resta traccia in alcuni boschi, uno spiazzo perfettamente rotondo tra i castagni.

   Basta arrivare a Busalla, distogliere lo sguardo da una delle più grandi raffinerie d’Europa, elegantemente incastonata tra autostrada e ferrovia e circondata dal tessuto abitativo di un paio di paesi e dirigersi verso Vobbia. La strada diventa presto stretta, incuneata in una sorta dI canyon, segue a fondovalle il tracciato del torrente Vobbia, stretto e ancora “segnato” da piccole dighe usate un tempo per rifornire di energia elettrica un paio di vallate.

   Ora dismesse, siamo tutti diventati assai moderni… energia idroelettrica prodotta a basso costo sul territorio e per il territorio sembra una cosa estremamente démodé… quasi da signorina Felìcita.

   Vabbè…torniamo ai monti. 

   Questo entroterra, straordinariamente vicino alla città, è attraversato da vari percorsi che storicamente mettevano in contatto il porto di Genova, e i traffici i commerciali mediterranei, con la Val Padana. E proprio qui passava una delle tante Vie del Sale.

   In questo stretto fondovalle, tra due “denti” di puddinga, sorge il Castello della Pietra. Si raggiunge agevolmente con una breve camminata di circa venti minuti, lasciando l’auto in uno degli spiazzi disponibili. Il castello, la cui fondazione, come quella di ogni castello che si rispetti, è avvolta dal mistero; venne eretto probabilmente prima del XII secolo, i documenti ce ne parlano a partire dal 1234. Il nome è dovuto alla famiglia “della Pietra”, e fu protagonista di lotte tra i vari feudatari che cercarono nel corso dei secoli di stabilire un dominio duraturo non tanto sul territorio quanto sulle strade che lo attraversavano e che rendevano possibile la vasta rete di scambi commerciali tra la pianura e il mare. Sopravvisse a lotte tra famiglie aristocratiche genovesi, Spinola, Fieschi, Adorno, e fu incendiato dalle truppe napoleoniche.

   Caduto in rovina venne ulteriormente “disarmato”: il vescovo di Tortona “sequestrò” i cannoni e col loro bronzo vennero fuse le campane della chiesa di Santa Croce a Crocefieschi. Tra ulteriori passaggi di proprietà arrivò finalmente anche per questo castello il momento di una riscoperta e di un restauro. Isolato tra i boschi e l’aspro fondovalle rappresenta un esempio di fusione tra architettura e paesaggio naturale, “crescendo” tra due denti di roccia alti più di 150 metri. Dall’inizio degli anni ‘80 un rigoroso intervento di restauro consentì la scoperta di tre enormi cisterne e locali quali l’ampio salone a volta vennero restituiti, insieme a giuria l’area del castello provvista di camminamenti metallici, alla fruizione pubblica. Niente comunque può descrivere l’emozione della vista in lontananza del castello, della camminata che porta alla scoperta di un angolo di “altra” Liguria.

   Per un assaggio di quello che aspetta chi volesse “avventurarsi” in questa porzione di entroterra ligure ecco il link ad un breve video:  

https://youtu.be/2MXecLOA26w?feature=shared: UN’ALTRA LIGURIA

Simona STOPPINO

storica dell’arte, poetessa

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