Tra crisi globali, sicurezza e identità europea, l’assemblea di Italia Viva rilancia il riformismo come bussola per l’Italia e per l’Europa
L’assemblea nazionale di Italia Viva prende le mosse da una domanda tanto essenziale quanto decisiva: dove sta andando l’Europa e quale ruolo intende giocare l’Italia nel nuovo scenario globale? È una riflessione che affonda le radici nel tempo, ma che oggi, di fronte all’intreccio di crisi internazionali, geopolitiche ed economiche, non può più essere rinviata.
Come ricordava Papa Benedetto XVI, l’Europa sembra talvolta attraversata da una sorta di “odio verso sé stessa”. Alle incertezze politiche e strategiche si sommano difficoltà strutturali sempre più evidenti: il Vecchio Continente pesa meno sul piano demografico, economico e sociale, fatica a garantire la sostenibilità del proprio modello di welfare e appare esitante nel difendere ciò che ne ha fatto una civiltà guida. Eppure, l’elemento distintivo dell’Europa resta intatto: la bellezza, intesa non solo come patrimonio artistico e culturale, ma come sistema di valori, di libertà civili e di convivenza democratica. Una ricchezza straordinaria che troppo spesso non viene riconosciuta né adeguatamente valorizzata.
In questo contesto si colloca la grande questione geopolitica. Matteo Renzi ha indicato con chiarezza nell’estremismo islamico uno dei principali fattori di instabilità globale, richiamando le stragi di cristiani in Africa perpetrate da Boko Haram, gli attentati di Nizza e Charlie Hebdo, fino all’aggressione sistematica contro il mondo islamico riformista da parte di Hamas, Hezbollah e degli Houthi. In tale quadro, l’Iran emerge come un punto di riferimento per molte derive estremiste, anche a causa di gravi errori di valutazione compiuti dall’Europa, che in passato ha sottovalutato la portata e le conseguenze di ciò che stava maturando.
Secondo il presidente di Italia Viva, essere laici significa innanzitutto essere coerenti. Non è credibile invocare diritti e libertà senza una linea netta e rigorosa contro ogni forma di integralismo. Allo stesso tempo, il partito ribadisce con fermezza il proprio rifiuto di ogni antisemitismo, la piena solidarietà a Liliana Segre e la condanna di chi strumentalizza i conflitti per alimentare odio e divisioni. Criticare il governo Netanyahu, è stato sottolineato, non equivale a colpire Israele né, tantomeno, a mettere in discussione la cooperazione scientifica o l’accesso ai farmaci.
Lo sguardo si è poi allargato agli Stati Uniti. Il ritorno di Donald Trump e della narrazione MAGA rappresenta una sfida seria al multilateralismo, ma non può essere interpretato attraverso la lente semplicistica di uno scontro ideologico permanente o di una presunta guerra civile americana. Dall’assemblea è emersa una lettura più profonda: alla base di questi fenomeni vi è soprattutto la frustrazione economica del ceto medio. “It’s the economy, stupid”: è sull’economia e sulla sicurezza che si gioca la partita decisiva, negli Stati Uniti come in Europa.
Proprio la sicurezza, per i riformisti, non può e non deve diventare un tabù, soprattutto per una coalizione progressista. Affrontare con serietà questi temi, senza timidezze né slogan, è una responsabilità politica imprescindibile.
Infine, lo scenario italiano. La competizione tra centrodestra e centrosinistra è più aperta che mai. I sondaggi indicano un margine ridotto e nessun esito scontato. In questo quadro, Italia Viva rivendica con determinazione il proprio ruolo: riformista, europeista, atlantista, distante tanto dai populismi quanto dai radicalismi.
Questa assemblea non è stata soltanto un momento di confronto, ma un autentico atto di responsabilità. Ritrovare la bussola significa scegliere con chiarezza da che parte stare, senza ambiguità, con il coraggio delle idee e la forza della coerenza.
Giulio Alvaro CORTESI
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