Gli Aztechi erano terribilmente spaventati dai soldati a cavallo. Non avevano ancora capito che il nemico più insidioso che avevano di fronte non erano le poche centinaia di cavalli che Fernando Cortès era riuscito a portarsi dietro dalla Spagna. Il loro vero nemico era il vaiolo. Un nemico invisibile ma capace di decimare popolazioni intere. E che difatti prima fiaccò l’eroica resistenza della popolazione Azteca e poi via via sterminò molte altre popolazioni del Nuovo Mondo, facendo leva sull’aiuto dei suoi alleati di sempre: influenza, morbillo, difterite, parotite, salmonella, tifo. Senza saperlo, Cortés aveva condotto (e vinto) la prima guerra biologica della storia…
Ci vollero secoli per capire che l’agente patogeno del vaiolo è un virus. Ora siamo talmente abituati a sentire questa parola che abbiamo smesso di chiederci cosa siano davvero i virus. Partiamo dalle origini. Già dal XVI secolo si era intuito che esistono degli agenti patogeni in grado di diffondersi rapidamente all’interno del corpo umano; agenti patogeni cui fu data la definizione del tutto generica di “veleno”, in latino virus… Fu solo alla fine del XIX secolo che la microbiologia fece i progressi necessari per cominciare a distinguere tra i vari tipi di agenti patogeni, in particolare tra quelli allora ‘visibili’, che ora conosciamo con il nome di “batteri”, e quelli talmente piccoli da riuscire ad attraversare i sottilissimi pori di un pezzo di ceramica, i “virus” veri e propri dei giorni d’oggi.
Dunque, virus e batteri non sono la stessa cosa. Anzi, sono radicalmente diversi. I batteri sono organismi monocellulari dotati di vita propria. Grazie al loro metabolismo del tutto autonomo sono capaci di produrre l’energia e le proteine necessarie per la loro crescita e la loro sopravvivenza. E sono anche capaci di riprodursi, autonomamente. Lo fanno dividendosi in due, cioè generando due organismi geneticamente identici, entrambi basati sullo stesso DNA. Tra l’altro, va detto che non tutti i batteri sono patogeni, perlomeno non per il corpo umano. Al contrario, ci sono batteri che ci aiutano nelle nostre funzioni vitali, senza i quali non saremmo in grado di sopravvivere. Pensiamo solo alla flora batterica intestinale, un vero e proprio organo costituito da un numero di cellule addirittura superiore a quello di tutto il resto del nostro corpo, con cui conviviamo in una sorta di simbiosi perfetta e che svolge un ruolo fondamentale (e insostituibile) per il nostro metabolismo.
Definire cosa sono i virus è molto meno semplice. Da oltre un secolo la comunità scientifica dei microbiologi è divisa tra chi sostiene che i virus sono esseri viventi a tutti gli effetti e chi li ritiene null’altro che delle sostanze biologiche, dotate sì di un patrimonio genetico proprio, ma assolutamente prive di ogni forma di vita autonoma. È (purtroppo!) vero che i virus sono in grado di replicarsi, ma ci riescono soltanto penetrando in una cellula di un altro organismo, quello sì vivente (almeno fino a quando i virus non si replicano talmente tanto da distruggere tutte le loro cellule ospiti…). Si può quindi dire che i virus rappresentano la forma più vitale tra le sostanze inanimate, perché sono in grado di replicarsi. Ma allo stesso tempo si può anche dire che rappresentano la forma meno vitale tra gli esseri in grado di replicarsi, poiché sono capaci di farlo solamente in presenza di materiale biologico appartenente ad un altro essere vivente. Insomma, i virus demarcano una vera e propria frontiera tra il mondo inanimato e quello vivente, sono al confine tra la vita e la non-vita.
I virus sono delle particelle molto elementari contenenti un acido nucleico rivestito da alcune proteine. L’acido nucleico (RNA o DNA) fornisce il materiale genetico, mentre le proteine hanno la funzione di attaccarsi alla membrana della cellula da ‘occupare’, infettandola. Una volta avvenuto il legame, il virus penetra nella cellula attraverso meccanismi più o meno subdoli (in genere si fa fagocitare, ingannando la povera cellula come una specie di cavallo di Troia…). A questo punto il virus libera il suo materiale genetico e prende il controllo totale del funzionamento della cellula, facendo in modo che la cellula colonizzata produca le proteine necessarie alla sua replicazione (del virus). Insomma, sembra proprio che le nostre povere cellule non abbiano scampo di fronte ad un nemico così elementare nella sua struttura ma così subdolo e micidiale nei suoi meccanismi di attacco. A meno che…
A meno che non intervenga il nostro sistema immunitario, la nostra unica difesa contro gli attacchi patogeni. Possiamo pensare al nostro sistema immunitario come ad un vero e proprio esercito, costituito da vari tipi di ‘cellule soldato’, i ‘leucociti’, comunemente noti come ‘globuli bianchi, i quali circolano nel nostro sangue per andare a prestare soccorso dove necessario. Ci sono i globuli bianchi ‘macrofagi’, che aggrediscono in modo un po’ grossolano tutto ciò che considerano estraneo al nostro corpo, comprese le nostre stesse cellule se considerate infettate. E poi ci sono i globuli bianchi ‘linfociti’, cellule di gran lunga più raffinate e sofisticate dei loro alleati macrofagi. I linfociti identificano con precisione il corpo estraneo, l’’antigene’, caratterizzandolo in modo tale da riuscire a produrre delle armi specifiche per contrastare quel particolare antigene, i cosiddetti ‘anticorpi’. Ed ecco allora che si scatena una battaglia infinita tra i nostri nemici, gli antigeni, e i nostri difensori, gli anticorpi; una battaglia invisibile che si consuma all’interno di ognuna delle nostre povere cellule infettate e che è destinata a segnare il decorso delle nostre malattie infettive. Se prevalgono i nostri anticorpi, guariamo, altrimenti…
A questo punto credo sia chiaro che ci sono sostanzialmente due modi per contrastare le malattie infettive: evitare il contagio (ovvio…), oppure aiutare il nostro sistema immunitario a combattere i nostri nemici patogeni, cercando di minimizzare l’impatto di un eventuale contagio. Le misure preventive del contagio dipendono fondamentalmente dal meccanismo con cui un particolare agente patogeno si trasmette da un essere vivente all’altro. Se ad esempio gli agenti patogeni sono presenti nell’aria e sfruttano le nostre vie respiratorie per penetrare nel nostro corpo, beh allora bisogna tenersi alla larga da luoghi contaminati; oppure proteggersi con un filtro che blocchi gli agenti patogeni (ah, ecco a cosa servono le mascherine!).
Insomma, le misure necessarie ad evitare il contagio sembrano dettate da considerazioni del tutto ovvie, anche se in certi casi è davvero difficile metterle in pratica in modo efficace. Molto meno ovvio, invece, è come aiutare il nostro sistema immunitario a difendersi e prevalere nella sua battaglia contro gli agenti patogeni. Va detto innanzitutto che i metodi di difesa contro batteri e virus sono sostanzialmente diversi tra loro, proprio a causa della loro natura così fondamentalmente diversa.
Cominciamo dai batteri. I batteri sono cellule ‘estranee’ al nostro corpo, non hanno il nostro DNA. Per cui sono stati messi a punto farmaci che seguono sostanzialmente due filoni di terapie: quelli che istruiscono i nostri leucociti a riconoscere un certo batterio come un nemico da combattere e quelli, generalmente noti come ‘antibiotici’, che invece combattono direttamente le cellule batteriche, uccidendole, oppure impedendone la crescita e la riproduzione. La scoperta degli antibiotici (tra l’altro avvenuta ‘quasi’ per caso, come noto) ha salvato milioni e milioni di vite, fornendoci uno strumento generalmente sufficiente a combattere le principali malattie di origine batterica. Eppure, anche nel trattamento con antibiotici, così prezioso nel farci guarire da terribili malattie, si nasconde una temibile insidia.
I batteri, difatti, sono anche loro dotati di un sistema di difesa che ‘impara’ a riconoscere i nemici. Per cui l’uso sempre più diffuso degli antibiotici sta portando allo sviluppo di forme batteriche ‘resistenti’, cioè che non si lasciano sconfiggere dagli antibiotici esistenti. È stato calcolato che, solamente in Italia, ogni anno muoiano oltre undicimila persone a causa di infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici! Un esempio davvero speciale della eterna lotta per la sopravvivenza tra esseri viventi.
Combattere dei virus che ci hanno infettato è ancora più complesso. Questo perché abbiamo visto che i virus non sono organismi indipendenti, piuttosto sono entità che penetrano nelle nostre stesse cellule, colonizzandole. E mutandosi continuamente… Il meccanismo di trascrizione del codice genetico dei virus, infatti, è tutt’altro che affidabile, nel senso che può portare a risultati diversi ogni volta che viene messo in atto. E avviene talmente tante volte in ogni organismo infetto che inevitabilmente si generano sempre combinazioni nuove, alcune delle quali riescono a prendere il sopravvento sulle altre; oppure finiscono per combinarsi con quelle precedenti, in una sorta di ‘accoppiamento’ tra simili, che però arriva a generare varianti fondamentalmente diverse.
È evidente che ci troviamo di fronte ad un nemico particolarmente subdolo, un nemico che cambia faccia continuamente e che riesce a ‘nascondersi’ nelle nostre stesse cellule, prendendole in ostaggio. È vero che esistono dei farmaci antivirali che aiutano il nostro sistema immunitario ad indebolire i sistemi di replicazione di alcuni virus. Ma in generale si può affermare che una vera e propria terapia farmacologica contro tutte le malattie virali ancora non esiste. A proposito: gli antibiotici non sono per nulla efficaci contro i virus, anzi, secondo alcuni potrebbero creare delle condizioni in cui i virus riescono a replicarsi ancora più facilmente.
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Concludo con una considerazione personale. Ricordiamo ancora tutti quanto è successo durante la recente pandemia di COVID, in particolare le tantissime polemiche che ci sono state a causa del coinvolgimento dei vari esperti di turno (virologi, infettivologi, microbiologi, immunologi, epidemiologi, farmacologi; oltre, naturalmente, ai medici). Ma davvero pensiamo di poterne fare a meno? Davvero ognuno di noi si sente in grado di dare una valutazione propria in una materia così complessa? E davvero preferiremmo affidare decisioni che riguardano la salute di milioni di persone alla sola classe politica? Io sono convinto che i politici finirebbero per inseguire il sentimento popolare, piuttosto che prendere le misure necessarie per perseguire il bene comune. Perché il bene comune, a volte, ha un prezzo talmente alto che nessuna classe politica da sola deciderebbe mai di pagare!
Mauro Pecchioli
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