L’ascesa di Vannacci spinge Fratelli d’Italia a rincorrere la destra più radicale, mentre Meloni tenta di difendere la credibilità conquistata in Europa e nella NATO. Tra sovranismo, ombre russe e nuovi equilibri nella maggioranza, la sfida per la leadership del centrodestra è appena cominciata.

L’ascesa politica di Roberto Vannacci e del suo movimento Futuro Nazionale sta costringendo Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia a ripensare la propria strategia identitaria e a ricalibrare gli equilibri del governo più longevo della storia repubblicana italiana.

È di tutta evidenza, infatti, che le idee espresse nel programma di Futuro Nazionale stiano costringendo la Meloni ed il suo partito a rincorrere i temi più radicali della destra identitaria per evitare emorragie di consensi, pur mantenendo una distanza formale sulla politica estera.

Con la nascita di Futuro Nazionale, che ad oggi sembra aver raggiunto e superato il 6-7% nei sondaggi, Vannacci è arrivato ad insidiare direttamente il partito che lo aveva portato alla ribalta politica, la Lega di Salvini, e ad occupare lo spazio più intransigente della destra.

Il generale non si limita a raccogliere proteste occasionali, propone una visione marcatamente sovranista, identitaria e tradizionalista, con un atteggiamento anti-migrazione e rifiutando tutte le politiche definite “woke”: in poche parole una succursale di AfD.

Giorgia Meloni non può ignorare questa nuova meteora politica. La presidente governa grazie ad una coalizione moderata, a volte frenata da vincoli europei ed istituzionali. Va da sé quindi che l’ascesa di un concorrente esterno, che spinge una parte del suo elettorato a guardare più a destra di lei, la stia mettendo in seria difficoltà.

La linea ufficiale di Palazzo Chigi è chiara: critica le derive estreme ed afferma che certe posizioni non rappresentano la vera destra di governo. Tuttavia, sotto la superficie istituzionale, FdI avverte la pressione e cerca di recuperare adottando contromisure comunicative:

  • Toni più marcati sui temi dell’ordine pubblico e della difesa dei confini
  • Messaggi forti riguardo ai rimpatri ed alla sicurezza, per dimostrare che il governo non ha mollato il presidio della destra
  • La maggioranza discute di riforme della legge elettorale, come l’introduzione del ballottaggio, proprio per sterilizzare il peso dei partiti minori e costringere gli elettori al voto utile.

La Meloni sa che non può ignorare Vannacci. Se lo attacca troppo duramente rischia di alienarsi l’ala più “ribelle” del suo elettorato, se lo fa avvicinare troppo, rischia di compromettere la credibilità internazionale che ha tanto faticato a costruire a Bruxelles e a Washington.

La divisione più profonda fra la linea di governo della Meloni e le proposte di Vannacci riguarda la geopolitica:

  • La linea sovranista pura – Vannacci predilige un atteggiamento marcatamente isolazionista, strizzando l’occhio ad un elettorato scettico verso l’Unione Europea e critico verso i pacchetti di aiuti militari
  • Posizionamento atlantico – il governo Meloni ha mantenuto una linea ferma di sostegno all’Ucraina e di alleanza stretta con la NATO e l’Unione Europea
  • Le ombre di Mosca – analisti internazionali hanno sollevato interrogativi sulle posizioni espresse da ambienti vicino a Futuro Nazionale.

Su quest’ultimo punto vale la pena soffermarci su un’approfondita valutazione effettuata dal quotidiano Financial Times, che ha preso spunto da una analisi effettuata dallo European Council on Foreign Relations (ECFR). Secondo il prestigioso giornale, Vannacci sarebbe “il cavallo di Troia che mette alla prova Meloni” per l’influenza russa in Italia. Secondo l’autorevole think tank, “una Roma influenzata da Vannacci porrebbe il veto alle sanzioni e potrebbe divulgare informazioni sensibili sul coordinamento della sicurezza”.

Secondo il quotidiano britannico:

  • la contrarietà di Vannacci alla fornitura di armi all’ Ucraina da parte dell’Italia avrebbe aperto un nuovo fronte che metterebbe in discussione la politica estera della premier, fino ad ora fermamente a sostegno di Kiev. Aggiungiamo:
  • alcune posizioni espresse da Vannacci sulla Russia sembrano essere molto simili a quelle sostenute da Mosca 
  • Il vice ministro degli esteri di FdI auspica l’entrata di Vannacci nella coalizione di governo del centrodestra (salvo poi fare precisare dal partito che si trattava di una sua opinione personale e del tutto teorica).

Vannacci non ha risposto alle richieste di chiarimento sui suoi presunti legami con la Russia o su quanto scritto nel suo manifesto politico, che auspica l’apertura dei canali con la Russia. L’ha fatto John Foreman, ex addetto militare britannico a Mosca, che conobbe Vannacci quando anche lui era addetto militare a Mosca per l’Italia. Secondo il militare britannico: “Vannacci apparteneva a quel tipo di militare italiano che pensa che non dovremmo avere uno scontro con la Russia, che la Russia dovrebbe essere un partner”.

Le dichiarazioni del FT hanno avuto una discreta eco nella coalizione di governo con posizioni opposte da parte dei due vice-premier.

Tajani, intervistato in Irlanda, dove partecipava ad una riunione informale dei ministri degli esteri della UE, pur non credendo a quanto affermato dal FT, non ha escluso l’ipotesi di interferenze russe che possano in futuro tentare di intervenire nel processo democratico dei Paesi Europei; inoltre ha condannato gli episodi di “guerra ibrida”, come quelli di Lipsia, che ha giudicato “azioni inaccettabili”, esprimendo piena solidarietà alla Germania.

Di tutt’altro avviso Salvini che, anzi, contesta quella che lui definisce una “crescente ansia anti-russa” in Europa. Se da una parte condanna l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, Salvini afferma di avere l’idea “che qualche cancelleria europea non voglia mettere fine a questa guerra cercando continui pretesti per alimentarla, magari vendere armi”

Purtroppo, in un passato anche recente abbiamo assistito a più tentativi da parte di Mosca di entrare direttamente nella politica europea attraverso denaro, relazioni e operazioni clandestine: il Front National di Le Pen nel 2014, esponente di Reform UK nel 2025, Voice of Europe nel 2024 rete accusata di aver avvicinato e remunerato alcuni politici europei fra cui esponenti di AFD.

Tornando alle vicende nostrane e volendo fare il punto ad oggi, la presenza di Futuro Nazionale ridefinisce i rapporti di forza nella coalizione di governo:

  • Matteo Salvini subisce il contraccolpo maggiore, poiché Vannacci attinge dallo stesso bacino di voti della Lega originale
  • Forza Italia osserva con preoccupazione l’ascesa di figure divisive e teme la radicalizzazione della coalizione.

Vannacci non siede nei banchi del Consiglio dei Ministri, non partecipa alla stesura dei decreti-legge, tuttavia la sua ombra lunga condiziona ogni mossa della Presidenza del Consiglio e mira ad accreditarsi come interlocutore ineludibile per il futuro assetto della Repubblica.

Giorgia Meloni è intrappolata. Da una parte deve rassicurare i mercati e l’Europa con una condotta di governo seria e prevedibile, dall’altra deve impedire che la parte del suo elettorato più oltranzista si sposti verso il nuovo movimento, prosciugando il consenso popolare che ha portato FdI al potere.

La sfida per la leadership della destra italiana è aperta e si gioca ogni giorno tra radicalismo e istituzioni.

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