L’Italia dello sport scopre di essere una potenza: domina nell’atletica, nel nuoto e nei tuffi, conquista il pubblico e riscopre il gusto di tifare per campioni cresciuti nel sacrificio. È il Paese reale, quello di Sinner, Battocletti, Curtis, Ceccon, Pellacani, Quadarella e Iapichino, che continua a vincere nonostante impianti insufficienti e pochi investimenti. Ora spetta alla politica accorgersi che dietro quelle medaglie c’è un’Italia che merita finalmente di essere aiutata a correre.
C’è un Paese reale, capace di riscoprirsi unito davanti a un tuffo o a una staffetta, e c’è una bolla, quella della politica e di gran parte della cultura ufficiale, che ha perso ogni contatto con il cittadino comune. Durante la settimana di Ferragosto la prima serata televisiva è stata dominata dalle imprese dei nostri atleti: il 16% di share fatto segnare da RaiDue per l’atletica di Birmingham è un dato straordinario per un evento che fino a pochi anni fa sarebbe passato quasi inosservato. Con la stessa passione il Paese reale ha seguito i tuffi, il nuoto in acque libere e poi quello in vasca agli Europei di Parigi.
Il Paese reale è quello che sa essere eccezionale per talento, lavoro e sacrificio, nonostante la bolla continui a non fornirgli i mezzi per riuscirci. Ed è così che ascoltiamo la neo primatista mondiale dei 50 dorso, la diciannovenne Sara Curtis, raccontare l’infanzia passata a fare la spola tra Savigliano e Cuneo per allenarsi in piscine condivise con i corsi di acquagym; o il campione olimpico Thomas Ceccon chiedere solo una corsia libera dalla musica a tutto volume delle lezioni di zumba, che gli impediva perfino di sentire le indicazioni del suo allenatore. Sono diventati fenomeni lottando contro le scelte di una politica che ha sempre investito pochissimo in impianti sportivi, in programmi scolastici per studenti-atleti, in borse di studio che alleggerissero le famiglie dei ragazzi che praticano sport agonistico. Tennis, atletica, tuffi, nuoto, ginnastica: il Paese reale ha trasformato una nazione fino a poco tempo fa calciocentrica in una potenza multidisciplinare, capace di fermarsi anche nelle pigre sere d’agosto per tifare i propri campioni. “Vinciamo in discipline in cui si afferma chi si è preparato meglio, chi si è allenato con maggiore costanza, chi ha dimostrato più spirito agonistico e maggiore forza morale. Forse l’Italia «ufficiale», della politica e della cultura, che sta passando l’estate a parlare dei video di Robertus Vannaccius e della bomba di Lavitola, non si è resa conto di quello che hanno fatto i nostri atleti a Birmingham e a Parigi, agli Europei di atletica e di nuoto. Gli italiani però sì” – scrive Aldo Cazzullo sul “Corriere della Sera”.
A Birmingham l’Italia ha conquistato, davanti ai padroni di casa, il titolo di nazione più medagliata degli Europei di atletica: 10 ori, 6 argenti, 6 bronzi, 22 medaglie complessive, primo posto anche nella classifica a punti. Una rincorsa entusiasmante, chiusa all’ultima gara dall’oro in volata della 4×400 maschile (Scotti, Sito, Soudassi, Benati), dopo l’oro di Larissa Iapichino nel salto in lungo e il bronzo della 4×400 femminile.
La squadra azzurra ha trionfato grazie alla dedizione di tutti, ma ricordiamo almeno le altre medaglie d’oro: Leonardo Fabbri nel getto del peso, Nadia Battocletti (doppietta d’oro nei 5.000 e nei 10.000 metri), Dariya Derkach e Andy Diaz Hernandez nel salto triplo femminile e maschile, Gianmarco Tamberi nel salto in alto, Massimo Stano e Sofia Fiorini nella marcia. Il presidente della FIDAL Stefano Mei, ex mezzofondista di livello internazionale, ha ricordato che dietro questi risultati c’è un intero movimento di allenatori e tecnici che lavora nell’ombra, spesso senza mezzi adeguati. E forse questo è il vero miracolo italiano: il miracolo di uno sport che vince e rappresenta l’eccellenza nonostante sia stato lasciato solo.
Anche agli Europei degli sport acquatici di Parigi l’Italia ha chiuso da protagonista assoluta, pur senza il primo posto nel medagliere. Nei tuffi ha vinto la classifica a squadre con 7 medaglie, di cui 5 ori firmati dal fenomeno Chiara Pellacani, sotto la guida del direttore tecnico Oscar Bertone. Nel nuoto di fondo, con le gare nella Senna, l’Italia ha vinto la classifica per nazioni con 7 medaglie: doppietta d’oro di Ginevra Taddeucci (10 e 5 km) e medaglia di bronzo nella 3 km a squadre; bronzo di Gregorio Paltrinieri nella 5 km; bronzi di Linda Caponi e Barbara Pozzobon; argento nella staffetta mista 4×1500 (Paltrinieri, Taddeucci, Pozzobon, Guidi).
In vasca, l’Italia ha conquistato più medaglie di chiunque altro (venti, un record per profondità e distribuzione), ma ha chiuso seconda nel medagliere per numero di ori, superata dalla Gran Bretagna proprio nell’ultima giornata: agli azzurri sono sfuggiti per un solo centesimo l’oro di Benedetta Pilato nei 50 rana e quello di Thomas Ceccon nei 100 dorso. Restano comunque risultati straordinari: il record del mondo di Sara Curtis nei 50 dorso, le tre medaglie d’oro di Simona Quadarella (400, 800, 1.500 stile libero), le due medaglie d’oro di Nicolò Martinenghi (50 e 100 rana). Sara Curtis conferma il suo status di stella mondiale con sei medaglie, tre delle quali individuali, mentre la vera novità di questa nazionale giovanissima è la sua trazione sempre più femminile, tra staffette in crescita e nuove protagoniste accanto alle veterane Pilato e Quadarella, che in realtà hanno solo 21 e 27 anni. Thomas Ceccon non ha avuto tutti i successi sperati, ma torna a casa con quattro medaglie, compreso il bronzo nei 200 dorso, distanza mai affrontata prima a questo livello.
Sommando tutte le discipline acquatiche, l’Italia ha vinto in totale 43 medaglie e nessuno ha fatto meglio, ma con un oro in meno della Gran Bretagna (14 a 13), che si è aggiudicata il medagliere assoluto. Agli azzurri è però andato il Trofeo per Nazioni, la classifica a punti che premia la profondità di una spedizione capace di salire sul podio quasi ovunque. In vista di Los Angeles 2028, il quadro che emerge è quello di una squadra fortissima e sempre più competitiva.
Il prezzo del talento di questi nostri ragazzi porta però a grandi privazioni.
La vita di un’adolescente che vuole nuotare a livello agonistico è una routine di sacrificio, resa più dura dalla carenza di strutture e dall’assenza di programmi scolastici pensati per gli studenti-atleti. Sveglia all’alba per essere in vasca alle 6, palestra e nuoto fino alle 7.30, scuola alle 8.30. Pausa pranzo veloce, spesso con qualcosa portato da casa perché non c’è tempo per altro. Si torna in acqua alle 15 e si esce alle 18.30 . Poi casa, cena, compiti fino a tardi e la sveglia che suona di nuovo alle cinque del mattino dopo. Così dal lunedì al sabato, con la sola domenica libera, rinunciando a uscite serali, weekend con gli amici ad una vita sociale simile a quella dei coetanei. Vedere oggi i successi di questi ragazzi significa vedere anche le rinunce che li hanno preceduti e la resilienza di chi indossa la maglia azzurra con orgoglio, nonostante il proprio Paese faccia ancora troppo poco per rendergli la vita più facile. Meriterebbero palestre, piscine, programmi scolastici pensati per loro: perché nessun talento dovrebbe pagare l’istruzione come prezzo dello sport.
Per decenni, in Italia, sport ha voluto dire quasi soltanto calcio. Oggi il Paese reale ha scoperto che esiste altro e forse è proprio la stanchezza per una certa rappresentazione cafona del pallone, fatta di ragazzi viziati dai guadagni altissimi e pochi sacrifici, ad aver allontanato gli italiani dal proprio sport nazionale. Al suo posto è arrivata una generazione di campioni che incarna valori diversi: sacrificio, lavoro, educazione, sobrietà. Il primo a rompere il dominio del calcio è stato Jannik Sinner, con tutto il movimento tennistico italiano; sulla sua scia gli italiani hanno imparato a tifare Larissa Iapichino, Sara Curtis, Nicolò Martinenghi, Nadia Battocletti, Chiara Pellacani, Simona Quadarella, Thomas Ceccon, i nostri staffettisti, i maratoneti, Gimbo Tamberi.
Ora tocca alla bolla dei media e della politica accorgersi di questa nuova Italia e cominciare finalmente a raccontarla e ad investirci, invece di continuare a chiederle di abbassare l’asticella delle proprie ambizioni quando sa, per averlo appena dimostrato, che può rappresentare al massimo livello la vera eccellenza italiana.
Iscrizione Newsletter
Iscriviti subito alla nostra Newsletter per rimanere sempre informato!


Leave a Reply
You must be logged in to post a comment.