Sei anni dopo il “Freedom Flight”, Harry e Meghan tornano verso quella monarchia da cui volevano liberarsi. Dopo interviste, libri, documentari e un brand costruito sulla rottura con i Windsor, i Sussex sembrano scoprire che senza la Royal Family resta difficile perfino spiegare chi siano.

Erano le 6 del mattino del 14 marzo 2020 quando il principe Harry registrò un video, seduto su un volo che lo stava portando insieme alla moglie Meghan Markle, al figlio Archie e alla suocera Doria Ragland da Vancouver a Los Angeles. “Good morning. It’s 6 a.m. on the 14th of March, and we are on the Freedom Flight. We are leaving Canada and we are headed to Los Angeles” scandiva Harry dal suo smartphone, tra entusiasmo ed emozione perché si era finalmente imbarcato sul “Freedom Flight”: “Il volo della libertà”.

Due anni dopo, nel dicembre 2022, il mondo intero ebbe la possibilità di vedere per la prima volta questo video come parte della docu-serie di Netflix che Harry e Meghan decisero di filmare per dare la loro versione della “Megxit”. Per girare la serie misero a disposizione degli autori numerosi video privati, ma soprattutto raccontarono i retroscena sul deterioraramento della loro relazione con la Royal Family, che li portò poi a ‘dimettersi’ da “senior members” della casa reale e a ritirarsi a vita privata. La serie “Harry & Meghan” fu in realtà un grande successo di ascolti, ma ebbe anche per la coppia un effetto boomerang inaspettato: cominciò a mostrare alcuni aspetti di ostilità pregiudiziale da parte di Meghan verso i riti della monarchia. Diventò virale la famosa scena in cui Meghan, per esercitarsi nell’arte dell’inchino, in preparazione al suo primo incontro con la Regina Elisabetta, fa una esagerata presa in giro dell’etichetta di corte deridendo il protocollo secolare con cui il marito era cresciuto. Una mancanza di rispetto nei confronti della sovrana più longeva della storia che mise in imbarazzo anche i fan più devoti della coppia.

Ma proviamo a ripercorrere le tappe che hanno portato a questi sei anni di esilio volontario. La campagna per la propria liberazione dal Palazzo, per Harry e Meghan, era cominciata l’8 gennaio 2020, quando i duchi di Sussex annunciarono pubblicamente di non voler più fare i taglianastri di professione per conto della Institution e di voler riservare il proprio ruolo reale solo per un numero ristretto di impegni; manifestarono inoltre, il desiderio di diventare economicamente indipendenti e di lasciare la Gran Bretagna per il Nord America. Detta così, a quei tempi, sembrò addirittura un atto rivoluzionario: dei reali che rinunciavano a tutti i privilegi per una vita borghese e per trovarsi un lavoro vero. In realtà a stare stretta ai Sussex, invece, come rivelò in seguito il principe Harry nella sua autobiografia “Spare”, era l’irreversibilità del loro destino a dover far parte del Team B della squadra reale, cioè a dover obbligatoriamente sottostare, per diritto dinastico, ai principi di Galles William e Kate e ai loro tre figli. Harry aveva dichiarato più volte che riteneva sé stesso e Meghan più adatti caratterialmente al ruolo destinato al fratello e alla cognata perché in loro prevalevano le caratteristiche di empatia e compassione proprie di Lady Diana e non quella rigidità militare intrisa di senso del dovere dei Windsor. Una sorta di scisma, che il Palazzo raccontò come consensuale nelle intenzioni, ma che si rivelò un po’ meno consensuale quando si arrivò a discutere i dettagli.

Il 13 gennaio 2020 la regina Elisabetta II convocò al castello di Sandringham Harry, Carlo e William proprio per discutere di quei dettagli. Dopo cinque giorni di trattative arrivò l’accordo: per i Sussex niente monarchia part-time, niente incarichi ufficiali, niente fondi pubblici per svolgerli e niente uso operativo del titolo di Altezza Reale. La Regina ci tenne a far trapelare, con quella particolare capacità dei Windsor di esprimere disapprovazione glaciale senza esprimere alcuna disapprovazione, che avrebbe preferito continuare a considerare Harry e Meghan come membri della famiglia reale a tempo pieno invece di arrivare a questo compromesso, facendo così indirettamente intuire che la coppia di real fuggitivi aveva ottenuto il suo consenso verso la libertà, ma non la sua benedizione. Quello che poi fecero i Sussex di questa libertà è forse il nucleo centrale di ciò che li ha portati oggi a fare questa clamorosa retromarcia: vendere pettegolezzi sulla propria famiglia come forma alternativa di lavoro, non poteva diventare una professione sostenibile nel tempo. Il loro problema, alla fine, non fu essersene voluti andare, ma l’aver trasformato l’andarsene nell’unica fonte di sostentamento di cui erano capaci.

Il grande salto in questa direzione avvenne con l’intervista concessa a Oprah Winfrey nel marzo 2021, nel pieno di una stagione culturale particolarmente ricettiva verso ogni racconto di discriminazione, identità e vittimizzazione: la stagione dell’ideologia “woke”. Nella narrazione che Meghan offrì a Oprah, la monarchia era rappresentata come un corpo estraneo, come “The Institution”: non la famiglia che l’aveva accolta, ma come un apparato gelido e impermeabile che pensava esclusivamente al proprio perpetuarsi senza perdere tempo nelle relazioni umane. Buckingham Palace veniva raccontato come un luogo incapace di proteggerla, indifferente persino davanti alla sua confessione di aver avuto pensieri suicidi. Durante la conversazione Meghan non risparmiò nulla alla Royal Family, tanto che ad un certo punto lanciò l’accusa definitiva, quella destinata a fare il giro del mondo e a dominare la conversazione: raccontò a Oprah che durante la gravidanza ci sarebbero state a Palazzo conversazioni e ‘preoccupazioni’ su quanto sarebbe potuta essere scura la pelle di Archie. Meghan e Harry non dissero chi avesse pronunciato quelle parole, ma che non si trattava né della regina Elisabetta né del principe Filippo. Il resto rimase volutamente sospeso nell’aria e solo insinuato, in un ambito in cui le accuse generiche e senza nome riescono a correre sulla rete e a moltiplicarsi all’infinito alimentando il dibattito pubblico. Su quella conversazione sono circolate negli anni versioni differenti e nessuno, al di fuori dei protagonisti, potrà mai dire di sapere con certezza che cosa sia stato detto, con quali parole e soprattutto con quale intenzione. Ed è proprio questo il punto: tra una battuta sarcastica non recepita, una curiosità familiare e un’affermazione razzista esiste una distanza enorme, che soltanto il contesto avrebbe potuto consentire di misurare. Gli inglesi, del resto, hanno con il sarcasmo un rapporto antico e chi conosce il famoso humor inglese sa benissimo che un “joke” non va mai preso sul serio. Voci di Palazzo narrano di una battuta fatta per prendere in giro Harry e il suo essere “ginger”, con i capelli rossi, immaginando con divertimento la combinazione dei tratti somatici di Harry e Meghan nel piccolo Archie. Nulla a che vedere con una preoccupazione sul colore della pelle del nuovo erede, ma una battuta, probabilmente riuscita male, e sicuramente non compresa nelle sue intenzioni di semplice battuta. Da qui a montare un caso che marchiasse a fuoco i Windsor come una dinastia di razzisti e Meghan come una vittima della loro snobberia “white British” e del loro bullismo per il colore della sua pelle, ce ne passa.

Winston Churchill era universalmente conosciuto per infarcire continuamente le sue parole di battute pungenti e spesso scorrette. Gli viene attribuita la celebre risposta alla deputata laburista Bessie Braddock che lo aveva accusato di essere ubriaco dopo aver pronunciato in Parlamento un discorso molto duro nei confronti del suo partito. Churchill replicò all’insulto senza scomporsi minimamente: «Sarò anche ubriaco, cara Bessie, ma domattina io sarò sobrio e lei sarà ancora brutta». Non esattamente il linguaggio raccomandato oggi da un consulente di comunicazione inclusiva, ma una conversazione che un britannico saprebbe comunque incassare e a cui saprebbe dare il giusto peso.

Quando arrivarono all’intervista con Oprah nel marzo 2021, Harry e Meghan avevano già sottoscritto accordi mediatici dal valore potenziale complessivo di circa 125 milioni di dollari. In altre parole mentre rivendicavano il diritto, perfettamente legittimo, di sottrarsi a un’istituzione che sostenevano non facesse più per loro, quella stessa istituzione stava diventando il principale capitale sul quale costruire la nuova vita. La Royal Family non era più il loro datore di lavoro. Era diventata il loro core business: Oprah, Netflix, l’autobiografia di Harry “Spare”, interviste, documentari, rivelazioni. Uscire dalla famiglia reale per trasformare la famiglia reale nell’argomento principale della propria nuova esistenza indipendente è stata una concezione della libertà piuttosto originale: un po‘ come divorziare e aprire un canale televisivo dedicato all’ex coniuge. Così una volta esaurite le rivelazioni sui Windsor, Harry e Meghan hanno dovuto affrontare una domanda molto più difficile: chi sono i Sussex senza i Windsor? Spotify ha chiuso la collaborazione nel 2023. Il rapporto con Netflix è cambiato rispetto al grande accordo originario. Meghan ha cercato di costruire intorno ad “As Ever “ un universo commerciale fatto di lifestyle, cucina, marmellate e arte del ricevere, tentando di occupare quello spazio americano nel quale Martha Stewart regna da decenni. Ma diventare Martha Stewart è più difficile che sposare un principe: prima di tutto bisogna realmente avere quelle capacità e quel talento che si vogliono vendere al pubblico.

Forse è stata questa scarsità di prospettive che ha indotto i Sussex a compiere il clamoroso viaggio di ritorno verso Londra e verso quella Royal Family che hanno cercato di trascinare a fondo e che probabilmente oggi è l’unica speranza che gli è rimasta per rivitalizzare un brand senza più mercato. Essere duchessa di Sussex funziona magnificamente come marchio finché esiste ancora, da qualche parte, un Sussex reale al quale collegarlo. Persino una marmellata acquista un certo fascino se chi la vende può ancora essere fotografato accanto al re. Così oggi c’è la consapevolezza per Harry e Meghan che la monarchia, che volevano lasciarsi alle spalle, sia l’unica cosa che non possono permettersi davvero di perdere e l’unica che gli ha dato una identità.

Il rientro è immediato: a fine agosto, giusto in tempo per Archie e Lillibeth di iniziare la scuola in Gran Bretagna. Al momento quello che si sa è che i Sussex manterranno le residenze di Montecito e la casa di vacanza in Portogallo, che non vivranno a Londra in una delle proprietà della famiglia reale, ma in una casa privata probabilmente nel Cotswold, una zona esclusiva della campagna inglese. La sicurezza non verrà fornita dal governo, ma dovranno pagarsela da soli, almeno per il momento. Solo due mesi fa Harry dichiarava in un’intervista alla BBC che non vedeva una realtà nella quale lui e la sua famiglia potessero mai fare ritorno in Gran Bretagna, un Paese che metteva a rischio la sicurezza di sua moglie e dei suoi figli. Oggi, improvvisamente, c’è stato un cambio radicale di prospettiva e queste minacce sembrano essere scomparse.

Questo ritorno sarà destinato a portare non poco scompiglio negli equilibri attuali della Royal Family. Il futuro re e la futura regina, William e Kate, hanno passato gli ultimi anni a navigare le loro vite tra gravi problemi personali e tra i colpi bassi che Harry e Meghan infierivano continuamente sulla loro reputazione e su “The Institution”. La resilienza e lo spirito di servizio che hanno saputo dimostrare mentre intorno a loro tutto sembrava cadere a pezzi, meriterebbero di non essere nuovamente messi in discussione dall’arrivo della coppia di Montecito sulla scena britannica. Harry ha fatto trapelare di voler discutere con il padre l’assunzione di piccoli ruoli ufficiali che potrebbero reinserirlo lentamente nello status di “working royal”, con diritto quindi alla sicurezza fornita dal governo e con la legittimazione per sè, e soprattutto per i figli, di rientrare a pieno titolo nella famiglia reale. La paura oggi, nella discussione che impazza sui media inglesi, è che Re Carlo non abbia quella forza di carattere necessaria a gestire le ambizioni di Harry e Meghan in territorio britannico e che non tuteli il figlio William, colui che si è fatto carico di portare avanti in pubblico la corona quando sia la regina Elisabetta, che il futuro re Carlo, che sua moglie Kate erano impegnati a combattere in privato con il cancro. Per Carlo, questo ennesimo problema da affrontare, dopo lo scandalo del fratello Andrea coinvolto nell’inchiesta di Jeffrey Epstein, rischia di erodere nuovamente consenso ad una istituzione che i cittadini hanno sempre meno voglia di finanziare con le proprie tasse. Abraham Lincoln diceva che “Il carattere è l’albero e la reputazione è la sua ombra”. I duchi di Sussex sono scappati perché volevano diventare finalmente Harry e Meghan. Sei anni dopo sembrano aver scoperto che il vero inconveniente della loro libertà era proprio quello: diventare soltanto Harry e Meghan.

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