Nato per combattere razzismo e discriminazioni, il wokismo ha finito spesso per sostituire l’universalismo dei diritti con battaglie identitarie e linguistiche. Ora, dagli Stati Uniti all’Italia, la sinistra sembra riscoprire una semplice verità: senza lavoro, salari e giustizia sociale, anche le migliori intenzioni rischiano di regalare le classi popolari alla destra.

In questi ultimi scampoli di una torrida estate, è tornata prepotentemente alla ribalta un’attitudine che sembrava essere stata metabolizzata dalla società ma che in realtà si è dimostrata essere stata uno spartiacque per le sinistre dell’Occidente: il wokismo, movimento culturale e politico nato per denunciare le ingiustizie sociali, il razzismo ed ogni forma di discriminazione sistemica.

La parola “wokismo” deriva dall’inglese afroamericano “woke” che significa sveglio, consapevole, ed indica l’attitudine a prestare attenzione ai problemi legati ai diritti civili, alle minoranze e all’inclusione. Questa ideologia originariamente ha cercato di cambiare il linguaggio, le tradizioni e le istituzioni per renderle più giuste e si è battuta contro il sessismo, l’omofobia ed il razzismo celato nelle piccole cose di tutti i giorni.

È nata negli USA durante gli anni Trenta quando i lavoratori afroamericani si raccomandavano di essere vigili contro i pericoli del razzismo bianco. 

Nel 2014 dopo la morte di Michael Brown a Ferguson, l’hashtag #staywoke diventa virale grazie al movimento Black Lives Matter. Le idee del wokismo si sono fuse con la teoria critica della razza e gli studi di genere nei campus americani, ed hanno avuto una grande eco e diffusione in tutto il mondo Occidentale grazie ad Internet e ai social media.

L’accezione del wokismo tuttavia, ha assunto oggi una valenza negativa. Molti pensano che limiti la libertà di parola con la cosiddetta “cancel culture” e che riduca le persone solo alla loro appartenenza a un gruppo (etnia, genere): in breve che stia creando, ed abbia creato, divisione anziché unione.

Il wokismo avrebbe dovuto rappresentare una lente con cui guardare la società moderna e avrebbe potuto essere il motore di un progresso civile necessario. Tuttavia sempre più “illuminati” di sinistra, di qua e di là dell’Atlantico, stanno mettendo in guardia la politica sui danni che una tale ideologia, potenzialmente estrema, abbia nel dibattito politico e sulla democrazia.

I messaggi in questo senso ci arrivano ancora una volta da oltre oceano. In un’intervista a This week su ABC,  Alexandria Ocasio-Cortez liquida con una risata il Woke 1.0 bollandolo come una follia. 

Le ultime elezioni e/o primarie di sindaci e governatori, hanno visto vincere esponenti “socialisti” anziché democratici. Secondo gli analisti e politologi questo è stato possibile perché i democratici hanno imboccato il vicolo cieco di una politica puramente simbolica, più attenta al lessico accademico che alle riforme materiali. Questo atteggiamento ha offerto il fianco ai conservatori che si sono appropriati delle istanze della gente comune che aveva sempre meno mezzi per arrivare a fine mese. 

Secondo il Boston Globe il passo indietro di AOC, non sarebbe una resa ma l’inizio del “Woke 2.0”, vale a dire i progressisti che abbandonano la guerra sulle parole per concentrarsi su quelle necessità della gente comune, carpite dai conservatori e gestite fino ad ora malissimo.

E in Italia? 

La sveglia arriva da almeno quatro fonti: il Prof.Massimo Cacciari, Anna Paola Concia, Giuseppe Conte e Matteo Renzi (in rigoroso ordine alfabetico e non di apparizione!)

Il filosofo Massimo Cacciari in un’intervista al Fatto Quotidiano, afferma che condivide la lettera di Conte sugli eccessi della cultura woke ed auspica che anche Elly Schlein possa condividerne lo spirito. Alla sinistra manca un programma che risponda alle istanze ed alle emergenze della società, ripiegata com’è sul politically correct che il wokismo ha imposto fino ad ora. Chiede ai responsabili del Campo Largo di rispolverare le analisi di Karl Marx. Qual è la politica fiscale, la politica estera che vorrà portare avanti il Campo Largo? Lanciare le primarie senza un programma rischia di fare del male alla sinistra e citando Cacciari: “Sia Conte che Schlein dovrebbero compiere un atto di generosità politica, facendosi da parte. Sarebbe una nobile uscita”

L’ex parlamentare PD Paola Concia in un’intervista a QN intravede  nelle esternazioni della AOC e di Conte una furbizia in chiave elettorale. Anche la Concia, da combattente storica per i diritti civili, ha identificato nel wokismo la deriva elitaria che ha messo in ombra l’universalismo dei diritti, regalando ai giovani la fine della coesione sociale. Dal dibattito sul DDL Zan, che la Concia riteneva troppo divisivo, la sinistra ha perso di vista la propria identità, sostituendo il marxismo con queste battaglie che, di fatto, la allontanano dalla gente comune e dai suoi problemi. I nemici da combattere oggi sono il wokismo e l’anti-woke: abbiamo aperto un’autostrada, concentrandoci sulle desinenze sullo schewa, ma poi abbiamo regalato le proposte per le difficoltà delle classi popolari agli avversari.

A questo si è attaccato Giuseppe Conte che con una lettera-manifesto ha criticato gli eccessi della cultura woke, asserendo che asservirsi alle minoranze non possa essere il perno ideologico principale di una forza progressista. L’appiattimento su mode culturali elitarie slegate dalla realtà, fa perdere il consenso dei cittadini perché sentite come temi lontani. Secondo Conte i progressisti devono mettere al centro del proprio programma politico i problemi concreti ed urgenti, come il lavoro, i salari, la giustizia sociale.

Il senatore Matteo Renzi da tempo predica che il centrosinistra non può perseverare nell’estremismo woke! Occorre portare avanti una politica piú inclusiva senza comunque perdere di vista i diritti, il rispetto per la diversità, l’avversione ad ogni forma di razzismo, omofobia e antisemitismo. 

Vuol dire dare respiro al ceto medio, misure per contrastare le liste d’attesa, il gender gap, le disparità territoriali. Inoltre per Renzi è necessario intervenire sull’energia basata sulla tecnologia, su abbassare le tasse in un Paese dove la pressione fiscale è arrivata al 43%, su bloccare la fuga di chi si forma in Italia, ma poi lavora all’estero e su rendere le nostre università fucine di “intelligenze” per  attrarre studenti dall’estero, come storicamente avveniva in passato. 

Ci sembra evidente che questa presa di distanza dal movimento woke sia dettata dalla consapevolezza che i princìpi fondamentali della sinistra dovrebbero essere più “universali” e meno “elitari”, per evitare di allontanarsi dalla realtà dei cittadini lasciando vaste praterie facilmente pascolabili da politiche sovraniste e populiste.

Parafrasando il grande Gaber:

La vasca è di destra, la doccia è di sinistra

Il culatello è di destra, la mortadella è di sinistra

Non si sa se la fortuna sia di destra, la sfiga è sempre di sinistra

Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?

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