Jannik Sinner rinuncia agli US Open per proteggere il proprio futuro e, nell’epoca dell’eroismo esibito, mostra il coraggio più difficile: quello di scegliere con saggezza, dire di no e non avere bisogno dell’approvazione altrui.
Ci ha provato fino all’ultimo, Jannik Sinner, ma non è bastato.
Il venticinquenne campione di Sesto Pusteria si è dovuto arrendere al suo fisico e al buon senso, rinunciando, per la prima volta in carriera, a partecipare ad un torneo del Grande Slam. Ci ha provato in ogni modo a recuperare dall’infortunio al ginocchio destro, ma nonostante gli sforzi, i trattamenti e la fisioterapia, il recupero non era sufficiente e completo. I lunghi giorni trascorsi senza allenarsi per permettere all’infiammazione di guarire, non gli hanno permesso di arrivare a ridosso degli US Open con la condizione necessaria per essere competitivo al livello che lui ritiene il minimo sindacale per presentarsi nell’ultimo dei quattro Slam della stagione.
Quello che però ci ha più colpito stavolta, non sono né la sua defezione ad un appuntamento tanto importante – ce ne saranno almeno un’altra cinquantina di Slam da giocare nel suo futuro – né il suo dimostrarsi sempre superiore e indifferente all’insostenibile chiacchiericcio che perseguita ogni aspetto della sua vita privata e professionale. Il vero stupore, stavolta, è per la fermezza che Jannik Sinner ha nel prendere decisioni difficili e nel fare scelte impopolari, fregandosene dei media, degli sponsor, della classifica, dei soldi.
Sinner sceglie in base ad un unico criterio: la propria salute, in funzione di una gestione lungimirante della propria carriera nel tempo. Poco gli importa se c’è chi non lo capisce, se lo chiamano troppo spento e prudente, se lo rimproverano di essere senza quella follia che hanno solo gli eroi, quelli che si giocano la vita “all in”.
Sinner è un altro tipo di eroe: uno di quelli che non hanno bisogno della validazione altrui per esistere, e che la loro storia se la costruiscono secondo le proprie regole e la propria narrazione. Sinner secondo la filosofia greca è del Team “sophrosyne” – i saggi, quelli che sanno essere umili…la gente seria, insomma – e non del Team “hybris” – gli arroganti, quelli che si credono invulnerabili…i palloni gonfiati, in pratica…
Dopo la vittoria del torneo di Wimbledon e le meritate vacanze, le notizie incerte sulla salute del numero uno del tennis mondiale, hanno generato un’ondata di isteria collettiva per cui abbiamo visto giornalisti sportivi con gloriose carriere trasformarsi in ortopedici, giornalisti gossippari con carriere meno gloriose diventare detective, privati cittadini giocare a fare le spie appostati davanti a rinomati centri fisioterapici. E nonostante ci fossero tornei in corso, altri giocatori italiani in competizione e Carlos Alcaraz che si stava preparando a tornare in campo dopo quasi cinque mesi di stop, il tema dibattuto ovunque era sempre e solo “Ma che ha Jannik Sinner?”, con una richiesta perentoria di sapere tutto e di avere ogni dettaglio. La privacy di ogni cittadino in Italia è protetta per legge, ma forse, dato che Sinner risiede a Montecarlo, per lui il diritto alla privacy non vale.
Questa moltitudine di tuttologi di fama mondiale, al mattino ci spiegavano entusiasti il film “Odissea” di Nolan, al pomeriggio ci chiarivano la patologia di Sinner, di sera poi ci davano su X la loro lettura dei cambiamenti climatici mentre auguravano le peggiori disgrazie al tecnico che gli aveva appena montato il nuovo climatizzatore ciofeca fabbricato in Cina. Questi ortopedici, climatologi e grecisti part time, in queste settimane ci ricordavano con ogni post sui loro canali social o con i loro articoli, che loro, se solo lo avessero voluto, il poema di Omero avrebbero potuto leggercelo seguendo la cadenza metrica dell’esametro dattilico, e che sapevano per certo che Sinner in realtà non aveva nulla di serio, ma che semplicemente non ha la stessa capacità di soffrire che avevano i giocatori di un tempo, quelli che giocavano rotti o che si rompevano pur di giocare. I leggendari Big4: Nadal, Federer, Djokovic e Murray.
Allora, forse, vorremmo offrire a chi oggi, grazie a Wikipedia e ad un paio di video su Tik Tok, è convinto di avere acquisito un sapere enciclopedico, un nuovo punto di vista su cui riflettere. Ulisse, considerato l’archetipo del mito dell’eroe, incarna alla perfezione quello che oggi è Jannik Sinner: un modello unico e inedito di eroe contemporaneo.
Omero nell’ “Odissea” usa diversi aggettivi per descrivere Ulisse,: “polytropos” eroe dall’ingegno multiforme, dalla grande intelligenza; “polymetis” l’uomo di senno e di prudenza, colui che non agisce di impulso, ma pondera ogni situazione per fare la scelta migliore possibile; “polymechanos” colui che in ogni situazione complessa vede strade che altri non vedono e sa scegliere quella da prendere meglio degli altri (vi invito ad ascoltare le spiegazioni linguistiche di Marco Ballarè per approfondire). L’accezione di eroe che dava Omero di Ulisse, quindi, era quella di un uomo intelligente e astuto, che cercava sempre di affrontare le sfide cercando di analizzare con prudenza e senno tutte le possibili alternative prima di scegliere una strada da intraprendere. Non doveva essere per forza quella più audace, ma quella che rispondeva meglio alla valutazione di tutte le variabili possibili.
Mi rivolgo allora a tutti quelli che in questi giorni hanno rimproverato a Jannik Sinner di rappresentare un prototipo di eroe prudente, uno che non osa e che non scalda; a quelli che si sentono defraudati del loro campione da tifare e gliene fanno una colpa; a chi addirittura gli rimprovera di non avere il coraggio di rischiare tutto, anche di farsi male, pur di scendere in campo. Consiglio a tutti questi eroi con l’eroismo altrui, di studiare di più e meglio i classici e di vivere meno sui social media e di più nel proprio pensiero, cercando domande a cui avere la curiosità di trovare risposte. In un’epoca che identifica la figura dell’eroe con i superpoteri dei personaggi Marvel, sentiamoci fortunati a vivere in un tempo in cui i nostri ragazzi possono guardare a modelli di saggezza e coraggio come Jannik Sinner. Il vero coraggio non è quello di chi si butta a capofitto in ogni avventura senza mai riflettere se ne valga davvero la pena. Il vero coraggio é quello di chi fa le scelte ponderate se è questo che ti impone la situazione; il coraggio di fare le scelte che fanno più male, quando dimostri a te stesso di saper dire di “No” e di saper rinunciare.
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