Dalle “misure attive” del KGB ai troll, dai finanziamenti occulti ai contenuti generati dall’intelligenza artificiale: Mosca non mira soltanto a orientare il voto, cerca anche di insinuare il dubbio, alimentare le divisioni e demolire la fiducia nelle istituzioni democratiche.
“Non è da escludere che possano esserci tentativi di condizionare le elezioni dei Paesi dove si vota. Sono convinto che possa accadere, per questo bisogna intervenire in anticipo considerando che si tratta di una questione che riguarda tutta l’Unione Europea”.
Questo è quanto il ministro degli esteri Antonio Tajani ha affermato rispondendo ad una domanda sul rischio che la Russia possa tentare di influenzare le elezioni in Italia.
Contrariamente a quanto si può pensare, l’ingerenza di Mosca nelle elezioni delle democrazie occidentali non è un fenomeno recente. Si tratta infatti di una strategia storica di guerra asimmetrica che si è evoluta profondamente con il passaggio dall’Unione Sovietica alla Federazione Russa, sfruttando le tecnologie disponibili per polarizzare il dibattito pubblico e destabilizzare i processi democratici.
Cominciamo con un breve salto nel passato: dalle “Misure Attive” del KGB al Russiagate (1946-2020).
Storicamente, i servizi segreti russi (o sovietici) hanno sempre cercato di influenzare la politica estera. Diversi studi dimostrano che tra il 1946 ed il 2020 abbiano condotto almeno 36 interventi significativi in elezioni straniere.
- Durante la guerra fredda il KGB avrebbe utilizzato le cosiddette “misure attive”: finanziamenti clandestini a partiti compiacenti, diffusione di falsi documenti, infiltrazione nei media locali e ricatti politici. L’obiettivo era indebolire la coesione della NATO.
- Il culmine delle interferenze vecchio stile, potenziate dalla tecnologia digitale, si è registrato durante le elezioni presidenziali USA del 2016. Attraverso l’attacco hacker al Comitato Nazionale Democratico (DNC) unito all’uso massiccio di fabbriche di troll (come la Internet Research Agency di San Pietroburgo) la Russia ha amplificato artificialmente i conflitti sociali su temi come razza e religione al fine di favorire Trump e danneggiare Hillary Clinton.
- In Europa, nel medesimo periodo, Mosca ha supportato finanziariamente o ideologicamente partiti euroscettici e populisti in Francia, Germania e Italia per minare l’unità dell’Unione Europea.
Oggi l’influenza russa si è strutturata, con il supporto dei Social Media e attraverso infiltrazioni attorno al concetto di guerra ibrida esacerbata dalle tensioni geopolitiche internazionali e dal conflitto in Ucraina.
Possiamo individuare un paio di metodi per raggiungere altrettanti obiettivi primari:
- Operazioni psicologiche e cognitive: creazione di finti siti d’informazione al fine di erodere la fiducia nelle istituzioni e nei media tradizionali
- Finanziamenti e influencer locali: individuare influencer disposti a perorare e diffondere, piú o meno consapevolmente, le narrative russe al fine di dirottare l’opinione pubblica contro le azioni a favore dell’Ucraina, e contro le sanzioni economiche a Mosca
Le allerte d’intelligence in Europa rimangono altissime e, come stigmatizzato da Tajani, sarebbero costanti i tentativi russi di orientare l’opinione pubblica e screditare i leader pro-NATO.
Che cosa ci dovremmo aspettare in futuro?
Le previsioni dell’intelligence occidentale indicano che la capacità di influenza russa non diminuirà, anzi ha tutti i numeri per diventare più economica, pervasiva e difficile da tracciare.
- L’intelligenza artificiale: i modelli linguistici e i software di clonazione vocale e video, permettono la creazione automatizzata di contenuti di disinformazione su scala industriale.
- Attacchi alle infrastrutture di voto: anche se in mancanza di prove storiche concrete, l’intelligence teme attacchi cyber che possano anche solo creare il dubbio negli elettori di essere stati vittime di elezioni truccate.
Mentre gli analisti dibattono su quanto effettivamente i voti spostati dai russi abbiano cambiato gli esiti di elezioni occidentali (lo studio pubblicato da Nature indica che l’impatto sugli elettori ad oggi sia stato risibile) il vero successo di Mosca risiede nel suo obiettivo strategico di instillare il dubbio tra i cittadini che i sistemi democratici non siano proprio specchiati, che i media tradizionali mentano e che i processi elettorali siano poco sicuri.
Non c’è che dire, Roma insegna: divide et impera!
Mala tempora currunt!
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