La parabola della Lega rappresenta una delle mutazioni genetiche più radicali della storia politica repubblicana. Da “Roma ladrona” al sovranismo nazionalista. Andata e ritorno?
La parabola della Lega rappresenta una delle mutazioni genetiche più radicali della storia politica repubblicana. Un percorso non lineare, guidato con pugno di ferro da Matteo Salvini a partire dalla fine del 2013 e che ha svuotato la vecchia identità padana sostituendola con un blocco nazionale posizionato a destra.
Ma procediamo con ordine.
La Lega Nord nasce tra fine anni Ottanta ed inizio anni Novanta dalla fusione di diverse “leghe” regionali: Lombardia, Veneto e Piemonte. L’idea di Bossi con la Lega Nord era di trattenere le risorse fiscali sul territorio per contrastare il centralismo statale e la burocrazia elefantiaca romana e si basava su tre pilastri ideologici:
- La questione settentrionale: alimentato anche da simboli inventati come il presunto guerriero del Carroccio
- Il nemico da combattere: il famoso “Roma ladrona” che si contrapponeva con la alacrità padana
- La “confederazione”: una spinta federale di popoli per poter mantenere a livello regionale un forte potere di condizionamento sul centro.
Pur con queste spinte ideologiche, nelle esperienze governative con Berlusconi, la Lega dovette arrendersi alla realpolitik della seconda Repubblica senza tuttavia abbandonare del tutto la sua natura originaria ed ottenendo alcuni traguardi autonomisti come la devolution.
Dopo la segreteria Maroni, nel dicembre 2013 arriva Matteo Salvini alla guida del movimento e comprende immediatamente che la “secessione” non è più la forza propulsiva necessaria per mantenere ed incrementare la sua “audience” e i bersagli quindi cambiano: da Roma a Bruxelles, dal “meridionale” al migrante.
- Lo slogan: da Roma Ladrona a “prima gli italiani” fa nascere la prima ramificazione del centro-sud con “Noi con Salvini” antesignano della Lega per Salvini premier formalizzata nel nuovo statuto del 2019
- Il boom del 2019: alle elezioni europee del 2019 la Lega raggiunge un risultato storico 34% sfruttando la debolezza degli altri partiti e cavalcando la rabbia sociale. Questo gli permette di radicarsi per la prima volta nelle regioni Sud.
- Il Papeete- le immagini di Salvini in costume al Papeete che chiede pieni poteri, apre la prima falla nel sistema Salvini che si dovrà confrontare con la concorrenza di alleati ingombranti come FdI
Più recentemente la Lega sta vivendo un periodo di crisi profonda, schiacciata da una parte da FdI che ha ridimensionato molto il peso del movimento dai fasti del 2019, e dall’altra dal transfugo Vannacci che eletto in Europa nelle file della Lega, ha pensato bene di fondare un suo movimento ove possibile ancora più a destra dei Fratelli d’Italia.
Salvini si trova pertanto costretto a rivedere la propria linea politica ed alcune battaglie identitarie (dalle pensioni alle banche) nel tentativo di mantenere alto il gradimento dei governatori del Nord. Inutile, tuttavia, trascurare due aspetti cruciali per Salvini:
- Due anime: la Lega di Salvini non è riuscita a saldare la frattura tra la vocazione nazional-populista e l’anima fortemente legata ai territori settentrionali che tornano a chiedere risposte
- La leadership di Salvini sta vivendo un momento di difficile tenuta perché risulta sempre meno credibile la strada da lui intrapresa: rendere compatibile il sovranismo nazionale con lo storico radicamento locale.
Ed arriviamo ad inizio agosto: “Salvini dimettiti” la richiesta dei lombardi al leader. Nonostante fosse stato dato l’ordine ai dirigenti di non parlare del processo andato in scena in via Bellerio, il malcontento e l’insofferenza espressi dall’ala lombarda sono stati troppo dirompenti per essere mantenuti “coperti” dalla consegna del silenzio. Una ventina dei trenta interventi succedutesi nel summit, sono stati molto polemici nei confronti del segretario. I dati emersi hanno sottolineato che la Lega in 7 anni, ha perso 6 elettori su 7: dal 34% è crollata al 5%. Alla luce di questi dati la frangia lombarda avrebbe chiesto al segretario di farsi da parte chiedendo un profondo rinnovamento.
C’è ancora un appuntamento importante da affrontare per Salvini: il pratone di Pontida. Vedremo se il segretario riuscirà ancora una volta a conquistare il cuore dei leghisti …… ma il tempo non gli è alleato!
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