Un dato può essere vero eppure ingannare. Analizzare dati statistici è una disciplina a sé. Particolarmente complicata e delicata, perché è facilissimo sbagliarsi. Così come è facilissimo distorcere intenzionalmente la realtà dei fatti.

Immaginiamo una popolazione di 100 milioni di abitanti, nella quale, in condizioni normali, ogni anno muore un milione di persone per cause ‘non-traumatiche’ (malattie, vecchiaia, eccetera). Ora immaginiamo che questa popolazione venga travolta da un’epidemia virale la quale, in assenza di contromisure, porterebbe al contagio del 50% della popolazione e alla morte del 10% dei contagiati, indipendentemente dal loro stato generale di salute. Quindi l’epidemia causerebbe il contagio di 50 milioni di persone e la morte di 5 milioni di loro, che si aggiungerebbero in gran parte al milione di morti l’anno che si hanno in periodi normali. Per un totale di quasi 6 milioni di morti in un anno.

Ora immaginiamo che venga sviluppato un vaccino che riesce ad azzerare completamente la mortalità dovuta al virus, senza causare alcun effetto collaterale grave, ma che non è in grado di arrestare il contagio. I vaccinati, cioè, andrebbero comunque incontro al rischio di contagio ma non a quello di complicanze mortali. E immaginiamo che il governo sia talmente illuminato da riuscire a far vaccinare l’intera popolazione, senza eccezione alcuna. Al termine della campagna di vaccinazione, quindi, tutti sarebbero vaccinati, ci sarebbero ancora milioni di persone contagiate ma nessuno morirebbe a causa del virus. Di conseguenza si ritornerebbe alla situazione ‘normale’, quella di un milione di morti l’anno, perché non ci sarebbe neppure un morto in più a causa dell’epidemia, nonostante il contagio. Sulla base di questi numeri si può dunque affermare che la campagna di vaccinazione a tappeto avrebbe salvato la vita di quasi 5 milioni di persone, che altrimenti, in assenza di vaccinazione, sarebbero morte a causa del virus. Queste è la realtà dei ‘fatti’.

Ma in una situazione del genere, quali sarebbero i dati accertati, quelli ‘visibili’ alla popolazione comune, quelli davvero documentati? Gli unici dati certi sarebbero che, dopo la vaccinazione, c’è stato un milione di morti in un anno, che molti di loro erano stati contagiati e che tutti i morti erano vaccinati. Dati assolutamente incontrovertibili. Da nessuna parte sarebbe documentato quello che sarebbe successo in assenza di vaccinazione. Gli unici dati disponibili sono quelli che si riferiscono a fatti accaduti davvero, non a fatti ipotetici, seppur basati su analisi credibili e verificate scientificamente.

E se qualcuno volesse dare una lettura distorta di quei soli dati disponibili? Beh, avrebbe vita davvero facile, nel senso che ci riuscirebbe benissimo. Basterebbe dare, appunto, i soli dati veri, incontrovertibili: e cioè che, nonostante la vaccinazione, c’è stato un milione di morti, che molti erano contagiati e che tutti i morti erano vaccinati. Il milione di morti è esattamente quello che ci sarebbe stato anche in assenza di epidemia, ma la conclusione che noi sprovveduti ne trarremmo da una lettura simile non sarebbe certo che la vaccinazione abbia evitato l’ecatombe, anzi… Magari qualcuno potrebbe persino maliziosamente sostenere che il milione di morti sia stato dovuto proprio alla vaccinazione, poiché tutti i morti, ma proprio tutti, erano vaccinati.

Ecco perché l’analisi dei dati statistici è un mestiere che dobbiamo lasciare agli specialisti, quelli veri. Soprattutto quando si tratta di temi che riguardano la nostra salute, come la vaccinazione.

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